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Articolo 21 - Editoriali
Caro ministro, la Rai è malata
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di Luigi Zanda

da Europa
Illustre ministro dellâ??economia, le scrivo a proposito della ormai prossima assemblea della Rai spa dove Ella, sia pure in presenza di una crisi di governo dagli esiti molto incerti, rappresenterà lo Stato italiano che ne è lâ??unico azionista.
Lâ??Assemblea è convocata per esaminare il bilancio del 2004, elaborato dal direttore generale della Rai ed approvato da quattro consiglieri di amministrazione uscenti, assente il presidente che da un anno non câ??è più. Per una società per azioni lâ??assemblea di bilancio costituisce lâ??evento societariamente più rilevante di ogni esercizio. Ã? lì che gli azionisti hanno la possibilità di esprimere complessivamente e formalmente le loro valutazioni non solo sui risultati economico-?nanziari dellâ??anno appena trascorso, ma anche sullo stato di salute generale della società, sulle politiche aziendali, sulle capacità gestionali degli amministratori e del management aziendale. Ed è appunto su tutti questi aspetti che, ove la Rai fosse una società per azioni come tutte le altre, Ella dovrebbe esprimersi il prossimo 18 maggio. Purtroppo però, nonostante la recentissima legge Gasparri pomposamente de?nita â??legge di sistemaâ?, la Rai resta tuttora una società molto bizzarra.           Il bilancio della Rai è un documento furbo. I conti tornano, ma nulla si dice delle alchimie contabili che li hanno fatti tornare. Sarebbe imprudente che il ministro dellâ??economia si lasciasse convincere ad interpretare quei numeri con lo stesso trionfalismo interessato che traspare dalla relazione del Cda e dallâ??atteggiamento di Cattaneo. Perché i fatti dimostrano che lâ??azienda è ormai arrivata al capolinea.Il governo di cui Ella fa parte e la maggioranza parlamentare che lo ha sinora sostenuto (pur con le tensioni che conosciamo) hanno voluto con forza mantenere alla Rai un ordinamento deliberatamente così barocco e confuso da impedire anche a Lei di esprimere in Assemblea, come accadrebbe al socio di qualsiasi altra spa, una valutazione completa e esaustiva dellâ??andamento societario. Infatti a Lei, azionista di maggioranza che designa solo due consiglieri su nove, non competono valutazioni né sul management della Rai, né sulle sue capacità gestionali, sul modo con cui contrasta la concorrenza, sulla qualità dei programmi, sulla coerenza del â??servizio pubblicoâ?, sul pluralismo culturale e politico dei telegiornali, dei giornali radio e degli altri programmi di informazione. Su questi rilevantissimi aspetti Ella avrà, ne sono certo, sue precise opinioni personali. Deve però tenersele per sé, essendo questi giudizi di competenza del suo collega Maurizio Gasparri o della Commissione parlamentare di vigilanza. Pertanto, il prossimo 18 maggio non le resterà, illustre ministro, che approvare contabilmente il bilancio della Rai al 31 dicembre 2004 prendendo atto del risultato netto positivo di ben 113 milioni di euro.

Uno sguardo ai numeri
Ã? su questo risultato che voglio richiamare la sua attenzione. I numeri sono numeri. Ma, come Ella sa, i bilanci vanno letti con rigore perché non è infrequente che i numeri che vi sono esposti, ancorché esatti, non rappresentino con fedeltà le reali prospettive dellâ??azienda.
Il bilancio della Rai è un documento furbo. Espone un risultato positivo, ma non evidenzia a dovere le condizioni generali favorevoli e le alchimie contabili che lo hanno reso possibile.
Così come si presentano, il bilancio e la relazione che lo accompagna possono generare un equivoco â??effetto cosmesiâ? sulla reale situazione della Rai e sullâ??efficacia dellâ??azione del suo management. Le sottopongo, quindi, qualche considerazione al solo scopo di contribuire a far chiarezza sui risultati del bilancio del 2004:
1) cinquanta milioni di euro vengono dritti dritti dallâ??aumento del canone di un anno fa: 2,5 euro a famiglia. Lâ??aumento avrebbe dovuto ?nanziare investimenti poi mai promossi.
Nellâ??agosto scorso Cattaneo propose di impiegare 130 milioni di euro per acquistare â??alla cartaâ? e con procedure opache un molto discutibile pacchetto di frequenze per il digitale terrestre. Lucia Annunziata, ancora presidente, si oppose con forza e alla ?ne il Consiglio di amministrazione bocciò (unica volta!) la proposta di Cattaneo, impose procedure trasparenti e il ricorso ad advisor esterni. Il risultato fu clamoroso: la Rai investì nellâ??operazione solo 21 milioni con un risparmio sulla proposta di Cattaneo di ben 109 milioni. Se gli azionisti della Rai dovessero decidere (non si sa perché) di accontentare Cattaneo concedendogli un congruo premio di ?- ne esercizio, è chiaro che dovrebbero assegnarne uno almeno triplo a Lucia Annunziata le cui decisioni pesano positivamente sul bilancio della Rai ben più dellâ??azione di Cattaneo;
2) nel 2004 astuzie ?scali di varia natura hanno determinato alla Rai un risparmio di circa 60 milioni di euro. Tutto lecito, per carità. Basta che ci si ricordi che la Rai è di proprietà del Tesoro per cui quando riesce a pagare meno tasse e distribuisce dividendi, il risultato ?nale per il suo azionista-Stato è neutro;
3) nel 2003, 2004, 2005 la Rai è stata oggetto di procedimenti dellâ??Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Vi sono state lunghissime istruttorie alla ?ne delle quali sono state comminate sanzioni economiche cui la Rai si è opposta con ricorsi al Tar. Essendo fuori discussione che i comportamenti censurati dallâ?? Autorità corrispondano al reale svolgimento dei fatti (gli errori di accertamento dellâ??Autorità nei confronti della Rai e di Mediaset peccano eventualmente per difetto e certo non per eccesso!), la prudenza del buon amministratore avrebbe consigliato al dottor Cattaneo di esporre in bilancio come debito un importo pari allâ??ammontare delle sanzioni comminate dallâ??Autorità. Ma così non è stato. Se il Tar riconoscerà la fondatezza delle decisioni dellâ??Autorità e confermerà le sanzioni, le conseguenze saranno a carico dei successori di Cattaneo e dei bilanci futuri;
4) la parte più consistente dei 40 milioni di euro di dividendi dalle controllate che ?gurano nel bilancio Rai viene da Rai Cinema e ha unâ??origine molto precisa e anchâ??essa astuta. Il periodo degli ammortamenti del magazzino di Rai Cinema è stato dilatato da tre a cinque anni. La rata anlâ??utenza     nuale degli ammortamenti è conseguentemente diminuita in proporzione ed il risparmio è ?nito dritto dritto nelle casse della Rai sotto forma di dividendo. Non le sembra un poâ?? troppo facile fare utili in questo modo?;
5) fare televisione oggi in Italia rende e rende bene. Le leggi che regolamentano il settore sono molto protettive, costruite su misura per proteggere ben noti interessi. Non è stata solo la Rai a chiudere in utile lâ??anno 2004. Anzi, se è vero che la Rai ha bene?ciato della fase positiva del mercato pubblicitario incrementando gli introiti per 100 milioni di euro, Mediaset ha avuto un incremento più che doppio: 250 milioni! Questa sproporzione è ancor più vistosa nei risultati di esercizio. Mediaset ha chiuso il 2004 con utile cinque volte maggiore di quello della Rai.
In questa congiuntura, visti i risultati del suo maggiore concorrente e messe in rilievo alcune delle precauzioni tecniche adottate dalla Rai nellâ??elaborazione del bilancio, non sembra proprio che i risultati dellâ??esercizio 2004 siano di quelli da festeggiare con la Legion dâ??Onore.
Le ricordo tutto ciò, illustre ministro, solo per sottolineare quanto sarebbe imprudente che Lei, cui il nostro ordinamento affida le azioni della Rai, si lasciasse convincere ad interpretarne il bilancio del 2004 con lo stesso vacuo ottimismo e il trionfalismo interessato che traspaiono dalla relazione degli amministratori e dallâ??atteggiamento del direttore generale.
La Rai è unâ??azienda malata. Lo è da tempo, ma da qualche anno lo è sempre più. A viale Mazzini nessuno degli indici â??qualitativiâ? che attestano il reale stato di salute di un grande gruppo televisivo è positivo. Il livello di ?delizzazione del- anlâ??utenza è in continua ?essione. Il pubblico più interessante si allontana dalla Rai. Soprattutto se ne vanno i giovani e anche la fascia dai 24 ai 45 anni. La credibilità della Rai come azienda di servizio pubblico è minima. La strategia di cooperazione della Rai con i grandi network internazionali è inesistente (rapporti â??di squadraâ? solo se necessario: la Rai negozia da sola persino i diritti per le Olimpiadi!).
Il modello societario e operativo della Rai è tuttora molto ambiguo, tanto che non le ha ancora consentito di separare in bilancio il canone dalla pubblicità, come invece la legge prescriverebbe di fare prima di pensare a qualsiasi ipotesi di privatizzazione. Rinuncia a qualsiasi innovazione tecnologica.
Modestissimi investimenti (anche rispetto alla concorrenza) nellâ??ammodernamento degli impianti e nellâ??acquisto di nuove dotazioni tecniche. In Rai si investe in tecnologia in misura inferiore allâ??ammontare dei relativi ammortamenti.
Sono comportamenti tipici di una azienda rassegnata ad essere presto tecnicamente decotta! Lâ??intero palinsesto di Raiuno e Raidue, esclusi i telegiornali, è appaltato allâ??esterno. Unâ??azienda in balia dei fornitori.
La Rai arriva ad indicar loro i programmi che le interessano.
Il fornitore prescelto li acquista e la Rai glieli ricompra! La radio ha perso quasi quattro milioni di ascoltatori in tre anni. Serviranno almeno dieci anni per riprenderli, se mai ce la si farà! Alla Rai la meritocrazia aziendale è morti?cata. La recente ristrutturazione dellâ??organigramma aziendale ha affidato tutti i poteri di gestione a un manipolo di mandarini ed ha centralizzato il palinsesto per poterlo meglio controllare.
Il livello di contenzioso con il personale interno e con i collaboratori esterni è così elevato che nemmeno gli amministratori della Rai ne conoscono le reali dimensioni. Le modalità con le quali la Rai sta operando nel digitale terrestre fanno prevedere un ulteriore, rapido aumento del contenzioso da parte dei molti dipendenti che vi lavorano con funzioni improprie.
Come ?niscano le vertenze tra la Rai e il suo personale ingiustamente penalizzato lo sanno tutti: lâ??ultimo caso esemplare è la pesante condanna dellâ??azienda al risarcimento danni nei confronti di Michele Santoro.

Unâ??autentica deriva
In questa fase il vero grande progetto della Rai di Cattaneo non ha nulla a che vedere con il core business dellâ??azienda, la televisione. Il primo interesse di questa Rai sono i progetti immobiliari, vendere, comprare, costruire. Dia unâ??occhiata allâ??attività della Rai, illustre ministro. Potrà controllare se per caso non vi sia stata negli ultimi tempi una qualche accelerazione nelle strategie immobiliari, quasi che qualcuno si sia accorto che il tempo stringe.
Illustre ministro, vuole avere unâ??idea di comâ??è ridotta la Rai? Provi ad immaginare che Bonolis decida di abbandonarla.
Basterebbe perdere Bonolis per rovinarla! Le chiedo solo poche e semplici decisioni, ministro Siniscalco. Decisioni che, conoscendola, so che Ella non potrà non condividere. Le auguro solo dâ??essere in grado di tenerne conto.
In primo luogo non proceda alla privatizzazione della Rai secondo lâ??assurdo e pericoloso modello Gasparri.
Viste le condizioni in cui si trova lâ??azienda, in assenza di un suo serio risanamento, non essendo stata ancora attuata la separazione societaria richiesta dallâ??antitrust, la privatizzazione di Gasparri sarebbe una rovina per la Rai e un vero imbroglio per chi ne dovesse acquistare le quote. In secondo luogo prima di indicare il nome del prossimo direttore generale, ri?etta bene.
I più recenti precedenti sono stati disastrosi. Serve una persona seria, competente, indipendente, lontana dai partiti e dalle lobby. Veda Lei. In terzo luogo impegni la sua autorevolezza e blocchi ad ogni costo la deriva immobiliare da cui è affetta lâ??attuale direzione generale della Rai. Ricordi loro che per risanare lâ??azienda câ??è ben altro da fare e, soprattutto, li ammonisca a non assumere decisioni come quelle che hanno allo studio per Milano senza un adeguato e trasparente dibattito e a poche settimane dalla scadenza del loro mandato. In?ne, eviti di distribuire come azionista grati ?che di ?ne esercizio agli attuali amministratori della Rai.
Le loro prestazioni nel 2004, se si esclude la dimostrata fedeltà al capo, non sono tali da giusti?carle. Se Ella lo consentisse, sia gli analisti che i cittadini non glielo perdonerebbero.
Perché, vede, unâ??azienda pubblica che si accorge dâ??aver fatto utili cospicui utilizzando le risorse del canone ne richiede immediatamente la riduzione. Non ne appro- ?tta per premiare gli amministratori.
Nellâ??informarla che renderò pubblica questa lettera, resto in attesa di conoscere le sue decisioni e la saluto cordialmente.                     

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