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Articolo 21 - Editoriali
Responsabilità tradita
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di Montesquieu


Probabilmente, il ministro dellâ??economia, come tutte le persone dotate di ragionevolezza e buoni principi, sa che di quasi sessanta milioni di italiani, lâ??ultimo ad avere titolo per occuparsi della RAI â?? della sua gestione, delle nomine al vertice della stessa, di tutto ciò che la riguarda â?? è il proprietario di mediaset. Il quale, pro tempore, è anche capo del nostro governo. A differenza degli altri italiani â?? che vorrebbero e non possono farlo â?? il ministro dellâ??economia può però fare qualcosa perché il capo del governo â?? proprietario di mediaset resti fuori, radicalmente, dalle vicende del nostro servizio pubblico radiotelevisivo. Rispetto al quale, ha un solo, non nascosto, interesse oggettivo: che le cose, lì, vadano sempre più male. Si chiama conflitto di interessi, se ne parla poco, ma è una cosa importante, in una democrazia.
Torniamo al ministro dellâ??economia: legge vuole che, nel farraginoso ma ben studiato meccanismo di nomina dellâ??organo di indirizzo della RAI, spetti a lui la designazione di due membri del Consiglio di amministrazione, uno dei quali officiato quale presidente.
Non è una opzione: è un dovere istituzionale, è una sua precisa responsabilità. Câ??è la certezza â?? si potrebbero usare formule più delicate, un poâ?? dubitative, ma sarebbe ipocrisia - che i nomi finora fatti, formalmente, da quel ministro, subiscano lâ??influenza dei desideri e degli interessi dellâ??unico italiano, - lo ripetiamo  â?? che è bene non si occupi, in alcun modo, del servizio pubblico. Né per nominare, né per rimuovere. La certezza di cui sopra è nelle dichiarazioni â?? oltre che nei nomi stessi â?? di svariate personalità interpellate per lâ??incarico di presidente; nonché nella scelta del consigliere scelto per rimanere tale, unico superstite dellâ??ultimo consiglio di amministrazione, in cui fungeva da grintoso rappresentante degli interessi del capo del governo.
Tutti gli italiani che lo pensano, sappiano che uno di loro, il ministro Siniscalco, può fare quello che sembra un miracolo, ma che è una semplice, banale operazione di buon senso: indicare lui, dal chiuso della sua stanza, il nome che resta da fare.
Scegliendo tra i tanti che sono in grado di ricoprire quel ruolo, con la sola avvertenza di curare che il prescelto sia disposto a fare lâ??interesse pubblico. Non se la sente di farlo, pensa che non gli convenga? Si prenda, e si tenga, lâ??accusa più grave per un uomo al servizio dello Stato: il rifiuto della propria responsabilità, del proprio dovere istituzionale. Una specie di tradimento della propria missione. Questo, martedì prossimo, tra le altre cose, dovrebbe sentirsi dire, in Commissione di vigilanza, il nostro ministro dellâ??Economia.
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