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Crisi dimenticate
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di Daniela de Robert

Crisi dimenticate

Autoreferenziale, discontinua, superficiale, leggera. E' l'informazione italiana così come emerge dal rapporto “Le crisi dimenticate” di Medici senza frontiere. Nonostante la globalizzazione, per i nostri media, il mondo è molto piccolo. Le informazioni che vengono dall’estero trovano spazio solo se ruotano attorno a qualche italiano (come nel caso del sequestro dei coniugi Cicala in Mauritania) o se coinvolgono personaggi noti. Se a morire sono invece “solo” i locali, allora la notizia salta. Succede con le guerre ignorate che si combattono in Somalia, nella Repubblica Democratica del Congo, ma anche nello Sri Lanka o nello Yemen. Ma capita anche con le grandi crisi umanitarie, come l’emergenza Aids o le malattie tropicali che colpiscono 400 milioni di persone ogni anno.
Silenzio sembra essere la parola d’ordine dei Tg. Secondo i dati dell’Osservatorio di Pavia solo il 6  notizie su cento dei principali telegiornali è dedicato alle gravi crisi del mondo.
E così si preferisce intrattenere il pubblico a casa parlando di saldi piuttosto che raccontare il dramma della malnutrizione, si sceglie di dare spazio al normale caldo di stagione invece di far conoscere la situazione della violenza in Sudan. Per settimane si aprono i telegiornali con la notizia della febbre suina che ha fatto meno vittime dell’influenza di stagione, senza
I direttori si trincerano dietro all’esigenza di alleggerire il giornale e di mantenere alti gli ascolti. Sostengono che questi temi non interessano e che il pubblico a casa preferisce seguire l’avvincente storia dell’orsetto Knut nato in uno zoo tedesco e abbandonato dalla madre appena nato. Dicono che la gente vuole notizie leggere, mentre dal mondo arrivano solo notizie tristi e deprimenti. E si spalleggiano l’un l’altro dicendo “se lo fanno gli altri perché noi no”.
E così siamo informati sulla nascita di ogni coccodrillo o pinguino in cattività, così come siamo aggiornati sul panino più grande del mondo. Ma niente sappiamo di quel che accade attorno a noi, fuori da nostri confini, nei paesi da cui provengono gli immigrati, i cosiddetti nuovi italiani.
Ma non importa. In fondo, così siamo più sereni. Parola di direttore.

 


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