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Forze. Dell’Ordine?
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di Ylenia Di Matteo

Forze. Dell’Ordine?

“Non riesco a capire perché gli agenti mi siano venuti addosso”. Così dichiarava Stefano Gugliotta (nella foto), il giovane che la notte del 5 maggio è stato picchiato da alcuni poliziotti vicino allo stadio Olimpico, dove si disputava la finale di Coppa Italia. Negli ultimi giorni si succedono notizie, ora sconcertanti ora confuse, di chi ha assistito a un pestaggio, apparentemente privo di giustificazioni (non ce ne dovrebbero mai essere). Circostanze poco chiare al pm Paolino, alla questura di Roma, ai sindacati di polizia, ad Antonio Manganelli (che ha disposto ispezioni) e al sindaco Alemanno.

Note sono le vicende Cucchi, Aldovrandi, Uva, alcune delle quali ancora avvolte nel mistero.
Un triste presagio la pubblicazione di qualche settimana fa del rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d’Europa.
Nel 2008, a seguito di numerose denunce, una delegazione del Comitato ha segnalato una certa propensione alla violenza da parte di alcune frange della polizia italiana, perpetrata attraverso maltrattamenti fisici al momento dell’arresto o subito dopo, anche tra le mura del carcere. «La sensazione è che in Italia stia crescendo l'impunità verso questo tipo di reati», afferma Marc Neve, membro del Cpt.

Un documento allarmante. Se è vero da un lato che la maggior parte degli agenti pur tra mille difficoltà (economiche soprattutto) ha una indiscussa professionalità e un profondo senso dello Stato, non si può non riflettere su vicende come queste che sono sempre meno isolate e che l’informazione dovrebbe illuminare a giorno. La politica, in larga parte sembra lavarsene le mani eppure viene da domandarsi se atteggiamenti violenti come questi non trovino un terreno fertile (e una rassicurazione ad agire) negli slogan e nei tanti provvedimenti imperniati sulla negazione delle diversità, di razza, di sesso, di opinione…

In polemica con l’allora ministro dell’Interno Rognoni, Leonardo Sciascia sosteneva che, paradossalmente, “Il cittadino può essere più garantito dalla tortura istituzionalizzata e quindi programmata, che non dal fermo di polizia in cui torture non programmate possono aver luogo”. Più di una provocazione, quella dello scrittore e politico siciliano, che dai fatti del G8 al caso Gugliotta mostra tutta la sua inquietante attualità.


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