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Pompei, monnezza e camorra: la spina al Mezzogiorno è già staccata!
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di Iolanda Stella Corradino

Pompei, monnezza e camorra: la spina al Mezzogiorno è già staccata!

Aveva resistito all'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Era sopravvissuta anche ai danni-ingenti- del conflitto mondiale. Doveva arrivare al 2010 per  crollare di incuria totale. Una morte lenta e dolorosa quella della Schola Armatorum di Pompei, nel napoletano. L'antica palestra dei gladiatori, sulla via principale della vecchia città riportata alla luce dalla cenere vulcanica, da tempo non era visitabile. Si attendevano i finanziamenti necessari per metterla in sicurezza. Era chiusa, fino a prima del crollo, da un cancello di legno sbarrato. Con la palestra sono  crollati i suoi affreschi, gli unici reperti di usanze di un'epoca storica altrimenti sconosciute. Si resta basiti, però, perchè l'area archeologica di Pompei,  abbandonata ai crolli, è comunque patrimonio dell'Unesco ed è, peraltro, uno dei siti archeologici più visitati al mondo e che quindi porta nelle casse dello stato entrate non indifferenti. Un patrimonio che, quindi, doveva essere salvaguardato, curato, anche  adeguatamente sostenuto dal punto di vista finanziario. Dal giorno dopo, ovviamente, sono partiti i commenti di questo o di quell'altro politico, sempre pronti a scagliarsi l'un contro l'altro  per arricchire le passerelle mediatiche ormai di rito in queste occasioni. A sentire il ministro Bondi la colpa "non è di nessuno", meno che mai "del governo". Eppure  è proprio il 'suo'- quello dell'ex comunista Bondi- ministero a decidere di commissariare la gestione dell'area archeologica affidandola alla onnipresente Protezione Civile. Gestione affidata agli uomini di Bertolaso, paradossalmente, proprio per mettere il sito in sicurezza. Ma dati i risultati  la responsabilità politica è più che evidente. Tanto più che sembrerebbe che qualche mese fa Sandro Bondi abbia chiesto qualcosa in più dei 50 milioni di euro spesi per Pompei. Ma il fedelissimo del premier questa volta non è stato ascoltato. In realtà, ad analizzarla meglio, è evidente che Pompei dei soldi dello stato poteva anche farne a meno. Le sue entrate annuali avrebbero potuto anche garantire un autofinanziamento. Questo per rispondere a quanti replicheranno che il vero problema è che non ci sono soldi per la cultura. Intanto sta crllando anche il Colosseo. Ma tornando a Napoli, viene da pensare che Pompei è la goccia che fa traboccare il vaso di questo mezzogiorno d'Italia abbandonato a se stesso.  Ad una trentina di chilometri dal sito archeologico, infatti, ci si ritrova nell'altro disastro meridionale, quello di Taverna del Re. Sito di stoccaggio di "ecoballe" (il virgolettato è d'obbligo se da quelle balle escono anche teste di vacca) riaperto nonostante una ordinanza di chiusura presidenziale perchè non si è stati capaci di risolvere il problema rifiuti in Campania. E che si voglia dare la colpa a Iervolino, Berlusconi, Asìa o Provincia alla fine dei conti la verità resta una ed una sola:  la mondezza a Napoli è solo in mano alla camorra che non rinuncia tanto facilmente al suo guadagno. E se non si vuole far smaltire e far differenziare  allora resta solo da scaricare. E a questo punto portatela anche nella abbandonata Pompei la nostra e vostra mondezza. Magari qualcuno considererà provvidenziale il crollo della schola pompeiana: un buco in più per i rifiuti...tanto, come  ha detto l'ex capo della Protezione Civile "se erutta quel Vesuvio tanto male non fa", altro che "inceneritore"! E allora, se proprio la pensate così, cari politici...stacchiamola del tutto la spina al  nostro mezzogiorno, basta farne il teatrino della reiterazione dei vostri errori, il manifesto della vostra incapacità a governare".


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