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Sfiducia di fatto: protesta la polizia e i lavoratori precari del Viminale
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di redazione

Sfiducia di fatto: protesta la polizia e i lavoratori precari del Viminale Alla vigilia del voto di fiducia nei confronti del governo e in attesa delle mobilitazioni che anche domani renderanno Roma una città blindata, con una piazza Montecitorio inaccessibile per i manifestanti, al fine, di far svolgere tranquillamente i lavori parlamentari, anche oggi un pezzo d’Italia è scesa nuovamente in piazza per dare la propria sfiducia “di fatto” al governo in carica. Se su sicurezza e immigrazione si è giocata tutta la campagna elettorale che ha portato il centro-destra a guidare le redini del paese, questi due capisaldi vengono messi in discussione quando a dirlo sono i diretti interessati. Protestano da questa mattina i sindacati di polizia (polizia di stato, polizia penitenziaria e corpo forestale) contro  un governo che non ha mantenuto i patti e gli impegni solenni e formali che più volte ha assunto. “ Per i prossimi tre ( anni) – dichiara Eugenio Sarno, segretario dello Uilpa penitenziari- , se non si modificano le attuali norme, gli appartenenti al Comparto Sicurezza e Difesa saranno i lavoratori che pagheranno il più alto prezzo della politica economica del Governo Berlusconi. Ci saranno poliziotti e militari che nel prossimo triennio potrebbero pagare, per l’articolazione degli stipendi e per gli avanzamenti di carriera, un tributo sino a tremilacinquecento euro annui.”
“Sulla tutela della specificità delle forze di polizia - rincara Giardullo, segretario Silp-Cgil - si sono impegnati il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il ministro della Difesa Ignazio La Russa e assicurazioni in tal senso erano state date anche dal ministro Renato Brunetta. I tagli al tetto degli straordinari e alle indennità di missione rischiano - secondo Giardullo - di produrre gravi ripercussioni sulla operatività delle forze di polizia.” E a proprio al Ministro della difesa sono stati indirizzati i fischi di questa mattina, fischi bollati immediatamente come “comunisti” e che immediata hanno provocato la risposta dello stesso Uil Pa, per bocca del suo segretario: “Diciamo a La Russa che in piazza, quest’oggi,  sono a manifestare anche quelle OO.SS. che non hanno mai nascosto la vicinanza al Governo e che dalle proprie fila hanno eletto deputati PDL  che oggi, evidentemente, ragionano più da onorevoli che da poliziotti. La Russa farebbe meglio a mantenere i patti ed gli impegni che industriarsi in improbabili giudizi su operatori che ogni giorno sono impegnati a garantire ordine, sicurezza e legalità a prescindere dalla propria appartenenza politica.”
Contemporaneamente, a scendere in piazza sono stati anche gli operatori degli sportelli unici all’immigrazione, che a fine dicembre rischiano di non vedere rinnovato il proprio contratto. 650 lavoratori a tempo determinato che da anni si occupano di smaltire richieste di regolarizzazione, ricongiungimento famigliare, sanatoria, potrebbero perdere il posto di lavoro, con conseguenze drammatiche non solo a livello personale, ma per tutto un comparto che rischia il collasso. Sono loro, infatti a supportare il personale di polizia all’interno di Questure e Prefetture per il disbrigo delle pratiche burocratiche dei cittadini stranieri. Senza di loro il comparto viene messo a dura prova, denunciano i sindacati, oggi in piazza insieme ai lavoratori, andando a gravare ancora di più un settore, che, come dimostrato questa mattina, non sembra più essere disposto a lavoro straordinario non retribuito.

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