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150 anni. Un urlo per un altro Risorgimento e un nuovo Rinascimento
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di Ottavio Olita

150 anni. Un urlo per un altro Risorgimento e un nuovo Rinascimento

Un nuovo Risorgimento, ma anche un nuovo Rinascimento. E’ quello di cui si sente  maggiormente bisogno, oggi, in  Italia. I segnali sono molti e importanti. Le acclamazioni per Giorgio Napolitano in Parlamento prima, al Teatro dell’Opera poi, dopo la rappresentazione del ‘Nabucco’ diretto da Riccardo Muti, infine la mattina del 18 marzo in una Torino tutta per lui, hanno riportato alla mente quel che accadeva nei teatri del nord Italia, dalla Lomardia, all’Emilia, al Veneto, in regioni che si battevano per il riconoscimento politico di quel forte sentimento identitario che le faceva sentire a tutti gli effetti italiane. Le ovazioni al Presidente Napolitano sono parse molto simili a quel “Viva Verdi” – con il cognome del grande compositore usato come acronimo di Vittorio Emanuele Re D’Italia - che si gridava con partecipazione unanime al termine delle opere liriche e dei concerti sinfonici eseguiti nell’800 a Parma, Milano, Pavia, Venezia e in tante altre città nelle quali oggi soffia un nauseabondo vento negazionista della grande passione che contribuì in modo impetuoso a far sorgere sotto forma di Stato quella che era una nazione soltanto sotto forma culturale.
 Che gli ignobili egoismi economici e territoriali, teorizzati prima e cavalcati poi da una forza politica che solo su quello trova la sua ragione di esistere, portino oggi a rinnegare il sacrificio ideale delle centinaia di migliaia di giovani che, nei moti risorgimentali prima e nelle guerre di indipendenza poi, immolarono la propria vita per inseguire il grande sogno di potersi riconoscere nella comune cittadinanza italiana, è cosa che dovrebbe indignarci. Purtroppo non è così per quella maggioranza di votanti che sostiene l’alleanza tra un Presidente del Consiglio che invece di governare si preoccupa di altro ed un partito, come la Lega Nord, che si dice pronto a disintegrare quello stato unitario costato tante vittime non solo nel Risorgimento, ma anche nella prima guerra mondiale e poi nella lotta di Resistenza e Liberazione dal nazifascismo.
 Napolitano come simbolo di unità, di aggregazione, di collettiva identificazione nella straordinaria Carta Costituzionale: è intorno a lui che può partire un nuovo Risorgimento italiano - privo di vuota retorica e liberato da tanti patriottardi ipocriti, così come da false autonomie e federalismi bugiardi – capace di costruire uno Stato più moderno e autonomista, meno centralista e autoritario soprattutto sul piano fiscale.
 Ma “Viva Verdi” non è stato solo un urlo con matrice politica, è stato un urlo disperato di quegli intellettuali, musicisti, artisti, cineasti ai quali viene disseccata la sorgente che può nutrirne la creatività. A Cagliari, dopo mesi di proteste civili, raccontate con documenti letti prima dei concerti, gli orchestrali, i coristi, gli impiegati, tutte le maestranze del Teatro Lirico hanno voluto rendere pubblica la propria disperazione per i pesantissimi tagli governativi alla cultura. Su una delle terrazze del Bastione di Saint Rémy, splendido monumento Liberty, hanno voluto tenere un concerto gratuito con musiche risorgimentali. Un concerto ragionato, perché negli intervalli hanno anche fatto un raffronto esemplificativo tra le spese sostenute dal governo per le missioni militari e quelle per lo spettacolo. Esempi che sono valsi a dimostrare che questa protesta, come quella dei magistrati, degli insegnanti e degli studenti della scuola pubblica, dei giornalisti, è tutt’altro che corporativa. L’affermazione del diritto alla cultura, oltre che sancito dalla Costituzione, è una delle più importanti cifre identitarie di un popolo che proprio intorno alla musica, al teatro, alla letteratura, al cinema ha trovato le ragioni dell’aggregazione e dell’unità. Non è tollerabile che chi mina alle fondamenta l’unità istituzionale della Repubblica, cercando di intaccarne i cardini costituzionali, abbia anche la possibilità di uccidere la creatività, la ricerca, le possibilità espressive degli artisti. E’ come uccidere l’anima, l’essenza stessa dei cittadini di questo Paese.
 Quel concerto, gratuito, sostenuto anche dal nuovo sovrintendente del Teatro Lirico, Gennaro Di Benedetto, ha avuto un forte impatto sulle migliaia di persone presenti che hanno accolto con interesse la proposta di Articolo 21 dell’election day, l’unificazione dei turni elettorali amministrative-referendum sul nuccleare per destinare proprio alla Cultura e al Fondo Unico dello Spettacolo i 300-400 milioni che si potrebbero risparmiare.
 La comprensione, la partecipazione, l’interesse dei cagliaritani sono stati tali che non è difficile immaginare che una tensione simile sia diffusa in tutta Italia. La voglia di cultura è tale che non credo sia esagerato ipotizzare un’estesa aspirazione ad un nuovo Rinascimento che ci liberi finalmente dalla volgarità, dal pensiero unico, dai modelli televisivi preconfezionati – i format -, dagli schemi ripetitivi, gli unici nei quali sia consentito inserirsi. Un nuovo Rinascimento del quale - in assenza di mecenati – i promotori siano quei democratici sensibili a combattere il vuoto pneumatico di idee nel quale il Paese rischia di essere sospinto e tutti quegli artisti, gli intellettuali, i creativi che stanno già vivendo sulla  propria pelle questa mortale asfissia.


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