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Articolo 21 - Editoriali
Andrea aveva 23 anni quando, 3 anni fa è rimasto con il cranio schiacciato da una macchina tampografica non a norma
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di Graziella Marota*

Abbiamo deciso di pubblicare questa lettera di Graziella Marota che il 20 giugno di 3 anni fa ha perso, tragicamente un figlio di soli 23 anni, morto sul lavoro. Una testimonianza drammatica che non può rimanere inascoltata. Grazie a Marco Bazzoni che ce l'ha inoltrata e che continua instancabilmente a stimolare l'attenzione dei media e della politica su questo tema (s.c.)


"ANDREA aveva 23 anni quando, il 20 giugno 2006, è rimasto con il cranio schiacciato da una macchina tampografica non a norma.
ANDREA voleva imparare a suonare la tromba, come se la chitarra da sola gli andasse stretta. Perchè a quell'età  la taglia dei desideri si allarga e non stai più nei tuoi panni dalla voglia di metterti alla prova, conoscere, guardare avanti". Inizia così la lettera
Da li a quattro giorni pure la metratura della sua vita sarebbe lievitata di colpo: dalla sua camera da ragazzo, in casa dei genitori,a un mini-appartamento,acquistato dai suoi con un mutuo, a metà strada tra Porto Sant'Elpidio e la fabbrica  Asoplast di Ortezzano, dove aveva trovato lavoro come precario per 900 euro al mese.
ANDREA voleva imparare a suonare la tromba, ma non ha fatto in tempo: una tromba che, rimasta la dov'era in camera sua, suona un silenzio assordante.
E neppure l'appartamento è riuscito ad abitare:
doveva entrare nella nuova casa sabato 24 giugno 2006, se ne è andato il 20 giugno di 3 anni fa .
Oggi ANDREA avrebbe 26 anni ma è  morto in fabbrica alle sei e dieci dell'ultimo mattino di primavera.
E suonerebbe ancora la chitarra con i Nervous Breakdwn e non darebbe il suo nome a una borsa di studio.
Sarebbe la gioia di sua mamma Graziella e non la ragione della sua battaglia da neo cavaliere della Repubblica, per cultura sulla sicurezza.
Una battaglia finita con una sconfitta dolorosa:
nel nome del figlio e a nome dei tanti caduti sul lavoro, senza giustizia: Umbria-Oli, Molfetta, Thyssenkrupp, Mineo....
Sono solo le stazioni più raccontate di una via Crucis quotidiana, che per un pò chiama a raccolta l'indignazione italiana, che poi guarda altrove.
Le morti si fanno sentire, ma le sentenze molto meno, quando passano sotto silenzio anche per una sorta di disagio nell'accettarle e comunicarle.
I responsabili di questa orrenda morte sono stati condannati a otto mesi di condizionale con la sospensione della pena, anche se il Procuratore generale del tribunale di Fermo aveva parlato "di un chiaro segnale perchè questi reati vengano repressi con la massima severità ".
ANDREA E' STATO UCCISO PER LA SECONDA VOLTA.
La tragedia è finita nel dimenticatoio, con alcune frasi fatte e disfatte, tipo non deve più accadere, basta con queste stragi, lavoreremo per migliorare la sicurezza.
Parole piene di buone intenzioni, che lo spillo della smemoratezza buca in un momento.
Parole al vento!
Alla fine anche ANDREA si è perso tra i morti da stabilimento e da cantiere: martiri del lavoro che fanno notizia il tempo di commuovere, che non promuovono ronde per la sicurezza, spesso rimossi pure nei processi.
TRAGEDIE quotidianamente dimenticate da un Paese ignavo e incurante, La tromba silente di ANDREA a suonare la sua ritirata.
Questo è quanto accade a tutti i morti sul lavoro; di loro restano solo dolore e angoscia dei familiari ma giustamente questo non fa notizia : una mamma che piange tutti i giorni, che guarda sempre la porta di casa aspettando che il suo ANDREA rientri perchè spera che tutta la sofferenza che sta  vivendo sia solo un brutto sogno.....
Ma tutto ciò non importa a nessuno!!!!!!!!!!!!
Questa è la tragica realtà,  di chi rimane e si rende conto di essere emarginato e dimenticato da tutti.
 
* mamma di ANDREA GAGLIARDONI

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