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Articolo 21 - Editoriali
Una vita spezzata che vale 1800 euro
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di Elisabetta Reguitti*

La vita di Mario Soggiu vale mille e ottocento euro. La cifra stampata sull'assegno che, ad oggi, ha ricevuto la moglie Mariangela Stoccaro madre delle loro due bambine rispettivamente di 10 e 12 anni. Mario Soggiu aveva 56 anni quando lo scorso 15 luglio ha perso la vita nel cantiere del nuovo ospedale di Bergamo. «Mario era uno molto attento sul lavoro - racconta al Fatto Quotidiano la signora Mariangela da Alghero -. Era abituato a svolgere anche lavori molto pericolosi ma era uno con la testa sulle spalle. Faceva il tubista industriale. Non era un semplice idraulico come hanno scritto i giornali. In passato aveva ricoperto anche mansioni di responsabilità. Quello era il suo primo giorno di lavoro a Bergamo». Le due figlie lo avevano salutato la domenica precedente alla sua partenza: prima tappa Roma per sistemare alcune pratiche per il nuovo lavoro e poi il viaggio per Bergamo dove avrebbe lavorato per conto della Ildocat Spa.
Mario Soggiu è morto precipitando dal quinto piano di una delle sette torri del cantiere. Una scala poco illuminata e senza alcuna protezione. Il suo corpo privo di vita è stato rinvenuto da un compagno di lavoro. Ma per l'Inail alla moglie Mariangela non spetta alcun indennizzo. Per la precisione nella lettera inviata dall'Istituto nazionale di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro è scritto che «non spetta alcuna indennità in quanto l'infortunio non risulta avvenuto per rischio lavorativo bensì per il verificarsi di un rischio generico incombente su tutti i cittadini e comune ad altre situazioni del vivere quotidiano».
Mario e Mariangela si erano sposati nel 1996. Fino al 2007 avevano abitato a Dalmine (Bergamo) dove avevano acquistato una casa «che stiamo pagando con un mutuo» afferma la donna. Poiché il lavoro andava e veniva avevano preferito tornare in Sardegna. «Almeno io riuscivo a lavorare come stagionale negli alberghi».
Solo la prospettiva del nuovo impiego nel grande cantiere bergamasco (il costo totale dell'opera si aggira intorno ai 340 milioni e 220mila euro) aveva indotto Mario a tornare in Lombardia da solo in modo che le bambine potessero proseguire gli studi senza cambiare scuola.
Poi la tragedia. «Non riuscivo a capire cosa fosse accaduto realmente. E ancora oggi non riesco a darmi pace. Penso alle bambine. A come condurre una vita normale anche se da quel giorno tutto è drammaticamente diverso».
Sono tre le persone indagate dalla procura della Repubblica di Bergamo: il capocantiere e direttore tecnico della Ildocat Spa (l'azienda per la quale lavorava Mario), il responsabile della sicurezza della Dec di Bari e il coordinatore alla sicurezza della Ets di Villa d'Almè mentre si attende l'esito dell'inchiesta per omicidio colposo aperta dal pm della procura di Bergamo Maria Cristina Rota.
Intanto però la famiglia Soggiu deve fare i conti con la morte del proprio caro. «Devo ringraziare il circolo culturale sardo Maria Carta di Bergamo che ci ha inviato un sostegno. Ci sono mille questioni di cui occuparsi. Carte da firmare, domande da inoltrare. Dovrò vendere la casa di Dalmine l'auto di mio marito».
I mesi trascorrono: anche in Sardegna l'estate è terminata così come il lavoro stagionale di Mariangela. L'indennizzo negato da parte dell' Inail sembra davvero un'ingiustizia che si aggiunge all'incolmabile vuoto della perdita di un papà.  Nei giorni scorsi Mariangela ha ricevuto una lettera inviata dall'Inail di Sassari nella quale si comunica la riapertura del caso: un barlume di speranza forse in questa vicenda che sollevato non poca indignazione. Dalla Cgil di Bergamo però si alza infatti una duplice denuncia. Sia sull’ indennizzo negato che rispetto alla qualità del lavoro  C’è infatti  un'altra questione sulla quale Rota insiste. «I dipendenti delle aziende che lavorano nel cantiere del futuro ospedale non vengono pagati regolarmente. Tanto che gli stessi lavoratori hanno deciso di incrociare le braccia e scioperare. Una presa di posizione per richiamare l'attenzione sui propri diritti». Alle considerazioni del rappresentante sindacale è corretto aggiungere che da oltre cinque mesi l'albergo dove alloggiano i lavoratori non vede neppure un euro. «Ci chiediamo come può essere possibile che una committenza, che in questo caso è un istituto pubblico, assegni appalti a imprese che con i fatti dimostrano di non essere all'altezza sul piano finanziario, della sicurezza e neppure della tutela dei diritti dei propri lavoratori».

* Il Fatto Quotidiano del 3 novembre 2009

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