Clicca qui per il nuovo sito di Articolo 21 »
Ricerca con Google
Web articolo21.info
 
 
Articolo 21 - Editoriali
Violenza negli stadi. Una domanda semplice semplice al ministro Maroni
Condividi su Facebook Condividi su OKNOtizie Condividi su Del.icio.us.

di Carmine Fotia*

Una domanda semplice semplice al ministro Maroni, che ieri ha sbandierato i dati della presunta efficacia delle tessera del tifoso nel ridurre gli episodi di violenza negli stadi: perché non applica gli stessi criteri di durezza repressiva applicati agli ultras del calcio alle centinaia di ultras padani che domenica nel prato di Pontida inneggiavano alla secessione, compiendo una evidente apologia di reato, dal momento che la secessione è chiaramente anticostituzionale?
A questa domanda il ministro Maroni non risponderà, come non ha mai risposto in passato alle nostre obiezioni sul tema.
Non che l’opposizione, salvo qualche benemerita eccezione, contesti questa che è una delle misure più illiberali e antidemocratiche esistenti in Italia.
Vorrei per un momento prescindere dal fatto se la tessera del tifoso abbia o no fatto diminuire l’affluenza negli stadi (il ministro dice di no, noi diciamo di sì) perché in gioco ci sono fondamentali diritti di libertà delle persone. La misura, infatti, è stata peggiorata: mentre finora si decideva partita per partita se i tifosi senza tessera potessero andare in trasferta, dal prossimo anno chi è senza tessera non potrà seguire la propria squadra del cuore, a meno che la squadra ospitante non si faccia carico di organizzare un settore dedicato a loro e provvedere alla sicurezza.
Già è aberrante che chi non ha la tessera del tifoso non possa abbonarsi allo stadio. Già sono inaccettabili tutte le complicazioni per acquistare un biglietto. Ora si mette persino in discussione la libertà di movimento dei cittadini, sancita dalla costituzione.
E non  basta, perché anche le altre misure prese per combattere la violenza negli stadi come il Daspo (il divieto di partecipare alle manifestazioni sportive) è una misura di polizia incompatibile con uno stato di diritto. Il Daspo, infatti, viene emesso dal questore, sulla base del “sospetto” di pericolosità sociale e non deve essere ratificato da un giudice (come invece avviene in Inghilterra).
Per non parlare della misura che impone che gli striscioni dentro gli stadi devono essere preventivamente autorizzati dalla polizia.
In sostanza gli stadi sono diventati territori “extracostituzionali”, dove non vige più lo stato di diritto, ma un vero e proprio stato di polizia. Intanto, si appiccica automaticamente all’ultras la qualifica di individuo violento e pericoloso in base a sospetti e non a prove dimostrate davanti a un giudice. Poi si discriminano i cittadini in base a chi possiede una tessera e chi no, infine si interviene sulla libertà di espressione del pensiero.
No, questa non è una democrazia. In un paese democratico, se uno compie un reato, allo stadio e ovunque, lo si individua e, se la sua responsabilità viene provata davanti a un tribunale, lo si condanna con le pene previste dalle leggi; in un paese democratico, se uno esibisce in uno stadio un striscione razzista lo si blocca e lo si denuncia, non si fa lo screening preventivo, affidando all’autorità di polizia il compito di decidere cosa è lecito e cosa no. In uno stato democratico non si limita la libertà dei cittadini di muoversi su tutto il territorio nazionale e di partecipare a ogni tipo di manifestazione, senza bisogno di alcuna tessera.
Io voglio la Costituzione ovunque, dunque anche dentro gli stadi. La libertà e la responsabilità sono la migliore educazione contro la violenza, che io voglio combattere molto più del ministro Maroni.  Diritti, ma anche doveri, a cominciare dal dovere di non praticare la violenza e di non commettere reati. Chi sgarra deve pagare, ma non si può accettare l’idea che esistono categorie (gli ultras e poi magari anche gli immigrati clandestini, i rom, etc…) che non hanno diritti. La libertà è indivisibile, se la neghi a uno oggi, domani potrai negarla a tutti.
Mi domando dove siano, a destra, a sinistra, al centro, i liberali alle vongole, i garantisti a giorni alterni, i difensori dello stato di diritto solo quando questo serve a proteggere i potenti.

* Direttore de “Il Romanista”

Letto 4505 volte
Dalla rete di Articolo 21