Clicca qui per il nuovo sito di Articolo 21 »
Ricerca con Google
Web articolo21.info
 
 
Articolo 21 - INTERNI
Ferragosto in carcere: A Montelupo Fiorentino un viaggio fra disperazione e dolore
Condividi su Facebook Condividi su OKNOtizie Condividi su Del.icio.us.

di Fabio Evangelisti*

Ferragosto in carcere: A Montelupo Fiorentino un viaggio fra disperazione e dolore

Ferragosto in Carcere. Ma stavolta un carcere diverso. Anzi un non-carcere. A differenza dello scorso anno, infatti, quando aderendo all'iniziativa dei radicali ho visitato l’istituto di Sollicciano e la Casa Circondariale di Massa, ho scelto di visitare l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino, una realtà unica per le sue caratteristiche. Qui ho avvertito, con sorpresa, quello stesso senso di pena e d’impotenza che provai durante la mia prima visita in un penitenziario, tanti anni fa. L'impatto visivo è persino piacevole. Una splendida villa medicea sulla collina che guarda il paese. La magnificenza dell’antica residenza di Cosimo III de’ Medici, però, si risolve, con cinico contrappasso, nell’inquietudine, nel degrado e nella peggiore aberrazione dentro le mura umide e ammuffite delle sezioni di detenzione.
Immaginavo (ma, soprattutto, speravo) una struttura fortemente caratterizzata dal punto di vista della cura e dell’assistenza agli internati, capace anche di offrire sollievo e, in alcuni casi, percorsi di reinserimento e riabilitazione sociale. Purtroppo, ho trovato un ambiente imperniato sulle rigidità burocratiche e amministrative tipiche di ogni penitenziario, senza però la doverosa assistenza sanitaria che ci si aspetterebbe di trovare in quello che, comunque, dovrebbe essere un “ospedale”. Negli ultimi due anni, il passaggio della struttura dalla medicina penitenziaria al Servizio sanitario nazionale invece di garantire percorsi di cura maggiormente integrati nel territorio, sembra aver interrotto (definitivamente?) la maggior parte degli interventi di riabilitazione.
Non voglio entrare nel merito delle condizioni igieniche e sanitarie dell’edificio (vi sono celle di trentacinque metri quadri con otto posti letto, doppie fatiscenti con il bagno attaccato alle brande) perché situazioni di sovraffollamento le ho verificate anche in altre strutture carcerarie. L’aggravante di queste precarie condizioni sta nel fatto che gli internati costretti a vivere dentro un’unica cella non sono persone “normali”. Si tratta di individualità “speciali”, ciascuno con un particolare disagio psichico, che manifestano patologie che meriterebbero di essere affrontate singolarmente. L’assistenza sanitaria, ridotta al minimo, rischia così di diventare soltanto strumento di ordine e controllo e non di cura e guarigione, nonostante gli sforzi degli operatori. 173 'ricoverati', 83 agenti di polizia penitenziaria, 4 educatori, 1 psicologo, 2 psichiatri, 1 educatrice  e 1 infermiera in turno. Ad aumentare il paradosso e aggravare queste difficili condizioni è il fatto che il personale sanitario (psichiatri, psicologi e infermieri, tutti qualificati) lavora con contratti part time e a tempo determinato; alcuni da ventiquattro anni, alcuni da quindici, altri “soltanto” da dieci. Condizioni di lavoro precarie che rendono ancor più difficile avviare percorsi di cura e recupero efficaci. Pensare a un intervento legislativo diventa pertanto difficoltoso per una realtà complessa come l’Opg, dove ai problemi cronici degli internati si aggiungono quelli di chi vi presta, a diverso titolo, servizio, e dove le competenze sono divise tra Stato e Regione. Una priorità evidente è quella di garantire al personale sanitario almeno la regolarizzazione dei contratti. Sarà nostra premura, come Gruppo Italia dei Valori in Consiglio Regionale, sottoporre a Enrico Rossi la questione affinché, per quanto di competenza, possano essere difesi i diritti del personale e, di conseguenza, possa essere garantito un servizio più efficace, e meno spersonalizzato, per gli internati.


*Vice-capogruppo alla Camera dell'Italia dei Valori


Letto 4170 volte
Dalla rete di Articolo 21