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Gli ustionati di Paderno Dugnano schiacciati sotto un'overdose di politica
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di Reporter senza rete

Gli ustionati di Paderno Dugnano schiacciati sotto un'overdose di politica Per quasi tutti i Telegiornali di prima serata vale la regola del tre: ossia  che se  gli incidenti sul posto di lavoro, non  producono  almeno tre vittime,  non se ne parla.  Ovviamente, la tragica esplosione  nell’azienda di Paderno Dugnano  in cui vengono smaltiti rifiuti tossici e speciali e che nel pomeriggio ha provocato il ferimento di 10 operai –alcuni con gravissime ustioni-  si impone nelle scalette dei Tg. Ma la consueta riluttanza ed insensibilità a raccontare  i drammi  in fabbriche e cantieri,  fa sì che la notizia, venga scelta come apertura soltanto per Tg3 e Studio Aperto.
Nelle altre testate finisce di spalla alla pagina politica , che oggi è gonfia della dichiarazioni  del premier, impegnato nella direzione del Pdl.  Per chi come noi, fosse stato interessato a conoscere i contorni di un dramma che ha sconvolto l’intera comunità di Paderno Dugnano,  l’attesa media nei vari Tg è stata di almeno 15 minuti. Noi dell’Osservatorio, nel commento torniamo sul tema della insicurezza sul lavoro e sull’insensibilità del mondo dell’informazione, ospitando Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro ed animatore della campagna “ Carovana per un lavoro sicuro”, supportata anche da Articolo21.
Per il resto come abbiamo detto,  tanta, troppa politica per tutti.  Quasi tutti ci informano che alla fine, dopo le polemiche, né “Bella Ciao” e neppure “Giovinezza”  verranno intonare al prossimo Festival di Sanremo.  Servizi in coda un po’ per tutti sul maltempo , quasi sempre preceduti da quello sul “giallo” della conferenza annullata dall’ultima delle escort  che frequentano i palazzi dei vip.
 Da un titolo del Tg4 veniamo a scoprire un fatto insospettabile:  le notti milanesi sarebbero  animate da Happy Hours e discoteche. Mentre dal Tg1 apprendiamo che Naomi Campbell pensa ad un matrimonio faraonico: nel senso che si sposerà il 7 dicembre a Luxor.

Il Commento di Cesare Damiano ex Ministro del lavoro e animatore della carovana per un lavoro sicuro

 (intervista di Alberto Baldazzi)

Cesare Damiano: i Tg hanno rispettato questa sera la squallida regola del tre; quando c’è un incidente, un morto o un ferito in fabbrica non se ne parla. Oggi Paderno Dugnano si è in qualche misura imposta, con il suo bilancio provvisorio di sette ustionati gravi. Ma comunque molti Tg hanno scelto di aprire comunque con la politica. Cosa significa? Che l’insensibilità dei media è un elemento della problematica complessiva e della sicurezza del lavoro in Italia?


“È una storia antica, purtroppo. Spesso la costanza dell’informazione sul lavoro non c’è: il lavoro è oscurato, ma da più di due decenni, è dall’inizio degli anni ottanta che dura questa storia, dal capovolgimento dei rapporti di forza all’interno delle imprese tra capitali e lavoro a vantaggio del capitale; dal momento in cui si è affermato un vento neo-liberista a livello globale, quindi l’informazione ubbidisce a questa regola. Ogni tanto c’è una scossa, soprattutto quando ci troviamo davanti ad episodi molto gravi – penso al caso della ThyssenKrupp – in questo caso abbiamo nel milanese una situazione molto grave perché queste persone, che corrono il rischio di perdere la vita, sono sette persone di uno stabilimento, che secondo quello che riportano le agenzie, era fortemente a rischio per le produzioni e le sostanze che si utilizzavano. Noi dobbiamo continuare ad insistere a che non si abbassi la guardia, a che si applichino le leggi, che si chiarisca bene qual è la responsabilità delle imprese, che non si abbia un rovesciamento di responsabilità sui lavoratori, in quanto la responsabilità primaria è di chi organizza il ciclo di produzione”.

Damiano, c’è però una notizia in controtendenza, un’importante  sentenza che riguarda appunto il mondo del lavoro e la responsabilità sulla sicurezza del lavoro. Ce la può commentare?


“Sì: la Cassazione ha detto una cosa sacrosanta, anche nel caso in cui ci sia qualcuno incaricato dall’impresa di esercitare una funzione di controllo sulla salute e sicurezza dei luoghi di lavoro, in caso di incidenti la responsabilità non ricade su quella persona, ma sull’impero consiglio di amministrazione di un’impresa. È un atto che conclude questo pin-pong , questo rimandare continuamente il gioco delle responsabilità (domandosi “è l’imprenditore? Non è l’imprenditore?); la stessa campagna del Ministero del Lavoro allude ad una sorta di impegno soggettivo del lavoratore, quasi che la responsabilità primaria non sia dell’impresa. A me pare che questo pronunciamento della Cassazione ponga fine a questo  dilemma, una ambiguità largamente alimentata da questo Governo (come dice anche l’Europa), che ne ha la responsabilità primaria. Ci può poi essere un concorso di colpa e di disattenzione da parte del lavoratore, ma, insomma: il modo in cui si organizza il lavoro, le sostanze che si adoperano, le sequenze lavorative, la messa a disposizione di strumenti di tutela (dispositivi di protezione individuale e così via …) sono di primaria responsabilità dell’impresa. Mi sembra che questo pronunciamento vada nella giusta direzione”.


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