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Articolo 21 - ESTERI
Saleh come Berlusconi, nei guai col telefono
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di Kiwan Kiwan

Saleh come Berlusconi, nei guai col telefono Ancora guai a causa delle intercettazioni, sempre loro.  Pensate che anche nello Yemen c’è un bel guaio proprio per colpa di queste intercettazioni. E’ successo che, poco dopo la diffusione della risoluzione delle Nazioni Unite che intima al presidente Ali Saleh di dimettersi e affidare il potere al suo vice per avviare il processo elettorale nel Paese, lui, il presidente yemenita, al termine di una tempestosa riunione con i suoi fedelissimi,  è stato intercettato mentre conversava al telefono con suo figlio, Ahmed Saleh, guarda caso comandante della Guardia Repubblicana.  Saleh si esprime, verrebbe da dire, così come si fa tra padre e figlio, magari lasciandosi andare a qualche parolina di troppo, così come accade a tutti noi quando parliamo al telefono, privatamente:  Saleh padre ha infatti detto a Saleh figlio:”usate tutti i tipi di armi, purificate  la zona di Soufan, distruggendo tutti coloro  che cercano di resistere, e non fate alcuna differenza tra un sito e una  casa, tra un uomo e una donna , tra un bambino e un anziano. Passate sul loro sangue e i loro cadaveri . E poi che protestino,  il  Consiglio di sicurezza , i paesi del Golfo , gli americani, gli europei:  non m’interessa chi muore e chi vive , neanche tra le forze della sicurezza centrale, tra le forze speciali o quelle di soccorso. Gli americani però vi sosterranno, perché li ho già informati.”

Ora a qualcuno magari verrà in mente pure di chiedere conto agli americani di questa millanteria telefonica di un vecchio babbo che parla privatamente con il suo figliolo. Eh sì, anche in Medio Oriente non c’è più rispetto per nulla, neanche per la privacy!

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