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Articolo 21 - Editoriali
...ma Noemi lasciatela stare
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di Simone Luciani

A scanso di equivoci… Credo fermamente che il premier dovrebbe rispondere alle dieci domande di Repubblica. E mi permetto di aggiungerne una undicesima, non per lui ma per quel notista politico, preferibilmente cattolico e di destra, che voglia rispondere: quale angosciante ritratto ne esce di una coalizione che sbandiera con orgoglio pelosità clericali, che propina leggi da stato teocratico, che lancia anatemi sui gay e –tutto ciò in compagnia dei vescovi italiani- di fronte all’ostentato libertinismo del premier riscopre, solo per lui, quel meraviglioso assioma liberale della coscienza individuale? Premesso ciò, so che non mi attirerò le simpatie degli elettori delle sinistre. E nemmeno quelle, se capiterà di leggermi, del mondo femminista, giustamente indignato nel veder ridotte da questa vicenda splendide e faticosissime battaglie nel tessuto sociale italiano a barzelletta da caserma. Eppure voglio lanciare un grido, in questa sacrosanta sete di verità che ci accomuna. Lasciate stare Noemi. Lasciatela in pace. E’ facile essere contro la pena di morte di fronte a un presunto innocente. E’ difficilissimo di fronte a un pluriomicida di bambini. Eppure è lì che si riconosce il vero oppositore della pena capitale. Allo stesso modo, è facile distinguere vittime e carnefici in una favola. E’ difficilissimo in una vicenda come questa, dove vediamo esplodere davanti ai nostri occhi in modo così dirompente quelli che la nostra coscienza profonda considera, e non potrebbe essere altrimenti, disvalori. Eppure. Eppure ci sono i carnefici. E ci sono le vittime. Anche qui. Perché come un'eco risuona in ogni carattere di ogni articolo di ogni giornale la parola che non viene pronunciata, che pure solo qualche decennio fa sarebbe stata la norma e che, appunto, straordinarie battaglie delle donne hanno estirpato, si badi bene, solo nel linguaggio e non nel più becero dei sensi comuni. ‘Puttana’. No. Dobbiamo opporci. Dobbiamo rifiutare quel che oggi ci sembrerebbe assurdo affibbiare alle ragazzine innamorate o addirittura violate e che, pure, qualche anno fa era l’etichetta standard. Noemi non è uno dei tanti personaggi negativi di questo terrificante noir. E’ LA vittima di questa vicenda. E’ UNA vittima dei sogni dell’italietta che abbiamo costruito, talmente ridicola da risparmiare, appunto, anche sui sogni che possiamo permetterci. Quelli di diventare show-girls, veline, letterine, meteorine (calciatori –e non certo per la gloria sportiva ma per i soldi-). E’ poi tanto diverso da quel che ci raccontava Luchino Visconti in Bellissima? Non lo so. So che a Noemi è stato insegnato che questi devono essere i suoi sogni. E’ stato insegnato da una famiglia, da un quartiere, da un vissuto, da una società. E lei, sogna. Inconsapevole della miseria di tutto ciò. Di una miseria che la distruggerà, con o senza l’aiuto dei giornali. Talmente inconsapevole dall’esibire con sconcertante leggerezza ai giornali la favola (nera, nerissima) del papi e dei coretti assieme a lui. Vittima del potere. Il potere del maschio. Perché se c’è un dogma in cui credo, io che rifiuto i dogmi (di destra, di sinistra, quanto mai quelli cattolici) è che il maschio esercita un potere opprimente e dominante nei confronti della donna. E se il maschio è potente, e la donna una ragazzina con i suoi miseri sogni, l’oppressione e il potere diventano insopportabili. Da un lato le auguro di restare inconsapevole. Di non accorgersene mai. Quanto a noi, continuiamo a pretendere la verità con tutte le nostre forze. Ma accanto a questo, urlo: Noemi lasciatela stare. 

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