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Articolo 21 - Editoriali
Lecco ha scaricato la Lega
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di Elisabetta Reguitti

Lecco ha scaricato la Lega. La città di Roberto Formigoni, dopo 17 anni di governo verde Padano, ha scelto Virginio Brivio. Tutto è accaduto al primo turno. Non c'è stato ballottaggio tra l'ex viceministro il colonnello del Carroccio Roberto Castelli e il dirigente dei servizi sociali di Valmadrera, candidato Pd, Virginio Brivio. L'uno onnipresente sui media nazionali, l'altro noto ai lecchesi prima come assessore e poi come presidente della Provincia (dal 2004 al 2009). Il primo, che nel pre-elezioni dice: "Purtroppo sono candidato a Lecco"; il secondo che all'indomani dello scrutinio ammette: "Sono preoccupato per le grandi attese".
Roberto Casteli consapevole del suo peso, Virginio Brivio che sperimenta presentandosi con Sinistra ecologica e libertà, la lista Appello per Lecco, Idv e Rifondazione. Risultato: Castelli perde in casa 44,20% (12049 voti) a 50,22% (13.690 preferenze).
Brivio è felice. Oltre 700 messaggi di congratulazioni sul telefonino che non smette di suonare. Seduto tra i quattro moschettieri di coalizione parla per ultimo ringraziando e anticipando la serrata tabella di marcia della nuova era della roccaforte leghista.
Quello che è successo a Lecco ha davvero sorpreso tutti. E vediamo perchè. Innanzitutto l’afflenza alle urne è stata l’unica in controtendenza rispetto al resto del paese con un incremento del 3%. Punto secondo: a differenza di altre città lombarde il voto non è andato a chi tiene il piede in due scarpe (a volte anche due paia) ricoprendo anche cariche nazionali ma a chi dimostra di interessarsi alle persone. "Non con passerelle lungo il corso o davanti alle fabbriche" dice il neo sindaco. Ma c'è di più perchè Brivio i suoi moschettieri di coalizione, che hanno lavorato per lui, intende portali in giunta. La Lega per la verità ci ha messo del suo: Castelli ha pagato lo scotto di una faida interna. Pare infatti che tutto ruoti attorno al mancato inserimento nel listino bloccato per le regionali di un altro leghista, il capogruppo uscente in Consiglio regionale Stefano Galli, costretto quindi a presentarsi a Lecco, con un esito più incerto.
 Galli avrebbe risposto facendo una campagna elettorale molto poco pro-Castelli. Di certo poi non ha giovato il commissariamento, nell'ottobre scorso, dell'ultima giunta leghista. Ma Brivio non ne parla. Difende il merito della squadra che non ha mai vacillato neppure di fronte alla pesante candidatura dell'ex sottosegretario alle Infrastrutture (tema di grande interesse in Lombardia). Ricorda con orgoglio che "tanti cittadini anche rappresentanti del mondo associazionistico ci hanno messo la faccia per questa campagna elettorale" e al massimo sottolinea che a Lecco non hanno perdonato il "centralismo leghista palesatosi con mosse economiche come il patto di stabilità oppure ancora come i tagli delle finanziaria che hanno messo i ginocchio le amministrazioni locali”. "Ha ragione Tremonti" aveva detto Castelli salvo poi correggere il tiro. "Virginio Brivio (48 anni) ha il merito di essere una brava persona" dicono nella piazza centrale: un quadrato tra le cime imbiancate e lo specchio del lago tra la statua di Garibaldi, le banche e il caffè Unione. Ma allora si può ancora vincere con le "brave persone"? Sembrerebbe di sì, anche nelle terre verdi della Lega del profondo nord. "La mia è una tradizione cattolica, sono cresciuto nel movimento studentesco seguendo un percorso politico ai margini fino al 1995 quando, sei mesi dopo la nascita della provincia di Lecco - 48 mila abitanti - , sono diventato assessore. Nel 2004 presidente della Provincia. Io credo che le città non si possano governare con standard di politica nazionale. Mi spiego meglio: la politica dei partiti calata da Roma non ottiene più alcun risultato. E Lecco ne è la dimostrazione". Un avviso per i navigati delle politica: meglio non sottovalutare la questione settentrionale.

reguitti@articolo21.com

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