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Articolo 21 - Editoriali
Giancarlo Caselli: "Il Ddl Alfano? Tre siluri contro informazione, investigazioni e sicurezza dei cittadini”
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di Coordinamento Primo luglio

Io sono decisamente contrario a questo progetto di riforma. Non è tanto un problema di quello o questo specifico punto, quanto un grave problema di valutazione complessiva del progetto.  Una valutazione complessiva che posso sintetizzare con le parole: tre siluri micidiali. Tre siluri contro altrettanti pilastri della Costituzione. Un siluro contro l’informazione, un siluro contro le investigazioni, uno contro la sicurezza, che è diritto fondamentale dei cittadini. Informazione, investigazione, diritti dei cittadini sono pietre angolari della nostra Costituzione. Se l’informazione non è libera, e il progetto di riforma riduce di molto la libertà di informazione, ecco che non può più esplicarsi nella sua pienezza il controllo sociale sull’esercizio anche dei pubblici poteri e sul funzionamento della pubblica amministrazione che è indispensabile in democrazia. Se l’investigazione è castrata – questo è a mio avviso per molti profili l’effetto del progetto di riforma - ecco che il controllo di legalità demandato alla magistratura, le cui unghie vengono limate dal progetto di riforma, viene fortemente depotenziato e conseguentemente si riduce gravemente anche solo la speranza di una giustizia giusta che veda davvero il cittadino uguale di fronte alla legge.

Quali sarebbero le conseguenze per quanto riguarda le indagini?
Se oggi ricorrendo allo strumento delle intercettazioni che é semplicemente indispensabile e insostituibile per scoprire la verità in un’infinità di casi - e parlo di assassini, rapinatori, stupratori, pedofili,  estortori, usurai, corruttori, concussori, trafficanti di droga, sfruttatori di prostitute -, se le potenzialità vengono ridotte come le riduce la riforma, sarà gravemente ridotto il numero di delinquenti della risma che  ho appena elencato, che saranno assicurati alla giustizia. Meno delinquenti assicurati alla giustizia, meno sicurezza ai cittadini. Si tratta di un siluro sotto la linea di galleggiamento della sicurezza dei cittadini per nascondere e occultare vizi pubblici o privati di pochi.

E della durata delle intercettazioni che ne pensa? Si pone il limite dei 75 giorni…
Si introduce un principio che non ha nulla a che vedere con la realtà quotidiana. Faccio un solo esempio, della Procura di Torino. La durata media delle intercettazioni è di trentasei giorni per quelle normali, di 56 giorni per le intercettazioni della direzione investigativa antimafia. Siamo mediamente ben sotto i 75 giorni. Cosa vuol dire questo? Che se si va oltre i 75 giorni, non è per capriccio ma per effettiva e inderogabile necessità di carattere istruttorio, investigativo, giudiziario. Allora, fissare un termine massimo astratto sempre e comunque di 75 giorni, senza possibilità di mediarlo concretamente sull’esempio specifico dell’inchiesta che si sta volgendo, è incomprensibile.

Ci sono però le proroghe che in origine dovevano essere di 48 ore in 48 ore ed ora di 72 in 72…
Ma per favore... Questa è una cosuccia che ha pensato qualcuno per salvarsi la coscienza, ma la sostanza rimane assolutamente inalterata.

 

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