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Articolo 21 - Editoriali
Al collega “Inviato Speciale” Augusto Minzolini
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di Ennio Remondino

Rivoluzione contrattuale giornalistica in vista, anche in Rai. Sul direttore in video avevamo avuto ed abbiamo assaggi senza i risultati di Mentana. La novità minzoliniana del Direttore-Inviato ci mancava e pone, avverto il segretario Usigrai Carlo Verna e l'Esecutivo, dei problemi contrattuali non indifferenti. A discutere in Commissione Paritetica (una sorta di sede sindacale di conciliazione) sul giorno in più o in meno del collega della sede di Poggibonsi che chiede gli venga riconosciuta la mansione di Inviato per avere fatto, per almeno due anni, più di 90 giorni di trasferta (come dispone il contratto) ogni anno.
Che fare di fronte ai 129 giorni di trasferta in un solo anno del direttore del Tg1 Augusto Minzolini? L'Azienda oserebbe forse opporsi al riconoscimento dell'Inviato per il dettaglio dei due anni previsti dal contratto? E la intensità delle stesse trasferte, quasi tutte nei fine settimana per giunta, non compensa forse la durata richiesta? Non sia mai che la severità burocratica del direttore generale Mauro Masi, dopo aver colpito il povero Loris Mazzetti, di Vieniviaconme, debba ripetersi a danno del direttorissimo del Tg1.
Augusto, da stravecchio Inviato Speciale del Tg1 (nella riserva), ti nomino Inviato ad honorem. Aggiungo la sollecitazione personale forte e sentita nei confronti del sindacato (Carlo Verna) per ottenerti l'aumento retributivo che, nella mia preistoria, mi pare fosse 6 per cento. Minimo indennizzo all'Inviato che, come te, consuma e sacrifica la sua vita in giro per il mondo. Capisco che il 6 per cento in più sulla tua retribuzione che ho letto su alcuni giornali (circa mezzo milione di euro), possa far temere per i bilanci in rosso dell'Azienda.
Ma un diritto è un diritto. Illustrissimo Signor Direttore Generale Mauro Masi, e voi, Illustrissimi Signori consiglieri di amministrazione Rai, e sopratutto Lei, dottor Nino Rizzo Nervo, che spicca per la sua severità nei confronti del Collega Inviato Augusto: un segno di dovuto riconoscimento per il sacrificio a cui noi Inviati ci sottoponiamo. Anche se la volete buttare nella volgarità dei soldi, quell'eventuale 6 per cento sulla retribuzione del collega, sarebbero soltanto 30 mila euro annui, che, stando sempre alle malignità giornalistiche, sono un terzo di quanto lo stesso Direttore viaggiante è costretto a spendere per adeguatamente rappresentare la Rai in giro per il mondo.
L'unico dispiacere, collega Augusto, è quello di non averti mai incontrato personalmente. Sia nei postacci che io sono stato costretto a frequentare, sia nella redazione, nel sommario e nella messa in onda del Tg1 da te telematicamente diretto. Caucaso, Afghanistan o Iraq, te li sconsiglio. Postacci. Sui Balcani potremmo discuterne, esclusa l'Albania. Sulla Turchia, la tua eventuale assenza sarebbe un grave errore giornalistico e crocieristico. Per la verità leggo che ci sei stato, ma non ti ho visto alla sede di Corrispondenza Rai. Forse ci sei stato e non ci siamo incontrati. Forse coltiviamo frequentazioni e interessi diversi.

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