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Articolo 21 - Editoriali
Congresso FNSI: il futuro è nella qualità dell’informazione
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di Santo Della Volpe

Un congresso importante, quello di Bergamo, per i giornalisti italiani: specchio delle varie facce della categoria, del peso dell’informazione (anche sul piano politico) nel rapporto tra società italiana e poteri economici e politici, ma anche della difficoltà del mondo dell’informazione a mantenere  insieme le diverse realtà che la compongono (dai free-lance ai tanti  colleghi pagati poco e male,dalle grandi firme ai giovani precari ricattabili dagli editori); delle difficoltà a tenere alta,in tutta la cetegoria, la bandiera della qualità che significa  sia oggettività dell’informazione slegata dai “poteri forti” e dai governanti, che attenzione ed osservazione penetrante quanto descrittiva della società.
Il caso ha voluto che il XXVI congresso della FNSI si sia svolto proprio in giorni cruciali di questo anno: dalla entenza della Corte Costituzionale sul cosiddetta “legittimo impedimento” , sino al referendum di Mirafiori sull’accordo aziendale Fiat, firmato solo da Fim e Uilm, per non parlare delle cronache giudiziarie del presidente del consiglio. Ma  queste coincidenze offrono importanti spunti di riflessione:proprio perché raccontare i fatti è lo scopo del lavoro giornalistico,far conoscere e capire quello che succede perché l’opinione pubblica possa pesare, dialogare,scegliere. 
La domanda che si pone è semplice: i giornalisti italiani, ad esempio a Mirafiori, sono riusciti a far capire quale  era la posta in gioco per il futuro dei lavoratori e dello stabilimento torinese? E riusciranno i giornalisti a non spegnere subito i riflettori su Mirafiori, evitando di far ritornare gli operai nel “dimenticatoio” che li ha ospitati,loro malgrado, fino a farli scomparire dalla scena?
All’interrogativo se i giornalisti abbiano  fatto capire bene quel che  si doveva decidere a Mirafiori ,penso ci sia una risposta  diversa tra stampa e Tv. La stampa  indipendente ne ha parlato abbastanza, così anche Internet con i siti ed i blog più diversi; i  telegiornali molto di meno, e poiché gli italiani si informano in gran parte attraverso la Tv il bilancio non è molto positivo.
 Pochi hanno illustrato qual è il lavoro alla linea di montaggio di Mirafiori: ogni operaio deve fare fino a tre operazioni  ( mettere un pezzo, montare una parte della carrozzeria o del motore,avvitare viti o cavi), esattamente ogni 1 minuto e 39 secondi, perché sulla linea,mediamente(ma spesso il ritmo aumenta) passa un’auto da montare ogni 96” (minimo); sono dati cronometrati in una inchiesta televisiva (“Vita da Operaio”, Primo Piano del TG3,in onda il 2 febbraio 2007) girata a Mirafiori-Carrozzerie tre anni fa.  Nulla è cambiato da allora, se non l’aumento della Cassa Integrazione  e la diminuzione del numero di dipendenti di Mirafiori, scesi da 6000 circa a  5136.
Basta moltiplicare questo ritmo per 8 -10 ore lavorative per capire, ad esempio, l’importanza della pausa per andare in bagno o della mensa a metà turno. Cosa significa comprimere queste pause? Cosa significa  aumentare i ritmi di lavoro e di produzione? Cosa significa poi, alla luce di questi dati, togliere ai lavoratori il rapporto diretto con la propria rappresentanza sindacale di base, eliminando i delegati eletti dai dipendenti, quelle persone che hanno la fiducia dei lavoratori e possono quindi chiedere alla direzione aziendale i miglioramenti necessari per il lavoro? Ecco su questo dovevano scegliere i lavoratori: l’informazione  ha fatto capire tutto questo, in modo indipendente, cioè autonomo, senza mettere queste domande o considerazioni sulle labbra di Landini o altri sindacalisti della Fiom, facendoli così apparire come “di parte” ,non come la realtà sulla quale poi ciascuno poteva farsi la propria opinione. Personalmente ho trovato un po’  umiliante che per far conoscere bene l’accordo, i sindacalisti abbiano dovuto farlo stampare e distribuire ai cancelli di Mirafiori. Un modo ,anche questo, per dire che i giornali e le TV non l’avevano spiegato e che quindi era meglio che i lavoratori lo leggessero direttamente , perché le altre informazioni erano perlomeno,incomplete (se non peggio).
 Noi giornalisti, anche a partire dal congresso di Bergamo, dobbiamo chiederci se questa non sia stata la conseguenza di un lungo periodo nel quale le fabbriche e gli operai sono scomparsi o meglio, fatti scomparire dall’informazione: Come ha scritto domenica 16 gennaio Eugenio Scalfari, “il conflitto con la Fiat è un aspetto del problema ma non è il problema. Gli operai sono ancora molti milioni ma nell'opinione generale sembrano inesistenti, non hanno più luoghi appropriati nei quali esprimersi e farsi sentire, i sindacati soffrono della stessa separatezza di cui soffrono i partiti. I lavoratori, stabili o precari, dipendenti o autonomi, reclamano partecipazione e rappresentanza e questi loro diritti stanno scritti in Costituzione. Anzi, la loro formulazione sta addirittura nell'articolo numero 1 della nostra Carta fondamentale. Ecco perché penso che Marchionne sia stato involontariamente utile. Ha aiutato gli immemori a ricordarsi di quei diritti e alla necessità di attuarli“.
E’ quindi necessario capire, per noi giornalisti, se non sia necessario approfittare di questa occasione per tenere accesi i riflettori su quella realtà, su come è cambiata la composizione dei lavoratori dipendenti e le loro condizioni di lavoro, su  quali sono i diritti dei lavoratori e, soprattutto, su qual è veramente la loco condizione di lavoro. Insomma rappresentare nei giornali e nelle TV la realtà del lavoro, delle retribuzioni, della vita quotidiana delle famiglia italiane, tutte, non solo quelle degli operai, ma anche quelle.

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