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Sudan. Bashir rieletto presidente tra brogli, irregolarità e intimidazioni
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di Antonella Napoli

Sudan. Bashir rieletto presidente tra brogli, irregolarità e intimidazioni

Come era ampiamente previsto Omar Hassan al Bashir è stato rieletto presidente del Sudan con il 68% delle preferenze. Ma quelle che si sono svolte nel più grande Paese africano dall’11 al 15 aprile non sono state elezioni eque e libere. Questo importante appuntamento elettorale, il primo multipartitico da ventiquattro anni, è stato pregiudicato dal ritiro di molti autorevoli candidati dell’opposizione. Al termine dello scrutinio, le operazioni di voto  sono state ritenute non adeguate agli standard internazionali.
Il Sudan Vote Monitor, sito web nato da una iniziativa indipendente della società civile del Paese per denunciare le irregolarità del voto, prima di essere oscurato ha diffuso dati e notizie relative  a brogli, irregolarità, intimidazioni, estorsioni del voto. Numerosi anche i casi di violenza denunciati dai principali fronti di opposizione. 
Ad Alosharah, una anziana signora, che aveva richiesto l'assistenza di un operatore in quanto non vedente - come previsto dal regolamento - è stata picchiata e allontanata dal seggio quando si è resa conto che il suo voto, espresso a favore del Democratic Unionist Party, era stato invece assegnato al National Congress Party di Omar Hassan Al Bashir.
Nel campo sfollati di Abu Shouk, nel Nord Darfur, le donne sarebbero state minacciate e costrette a votare per il National Congress Party, così come nel campo di Al Salaam.
Il 14 Aprile, Najlaa Sieed Ahmed, coordinatrice degli osservatori dei seggi dell'area di Moumorman Oumbada, dopo aver denunciato alcuni casi di estorsioni del voto da parte di membri dell'NCP, è stata picchiata e accompagnata alla locale stazione di polizia.
Attacchi ai seggi si sono verificati anche nel Sud Kordofan. Un gruppo chiamato Sudan Liberation Army Front è stato protagonista di numerosi episodi di intimidazione e pestaggi. Stessi problemi e violenze sono stati denunciati in Sud Sudan daI sostenitori dei principali fronti politici.
In definitiva, come hanno rilevato gli osservatori della comunità internazionale e gli  analisi locali indipendenti, il processo elettorale è stato corrotto da irregolarità, corruzione, violenze e severe restrizioni ai diritti civili e politici, in particolare alla libertà di informazione, della quale Italians for Darfur, da anni, ha fatto il proprio cavallo di battaglia.
Tra le fonti più autorevoli dei dubbi sollevati sulla mancata regolarità delle elezioni sudanesi la Commissione dell'Unione Europea, guidata da Veronique de Keyser, e il Carter Center, entrambi presenti in Sudan in qualità osservatori.
In particolare Jimmy Carter, ex presidente statunitense e fondatore dell'omonima organizzazione per la difesa dei diritti umani, ha affermato che, nonostante fosse presto per esprimere un giudizio definitivo, appariva evidente che le elezioni in Sudan si erano svolte al di sotto degli standard internazionali. Carter, inoltre. ha denunciato una gravissima violazione del diritto di voto sottolineando che molti elettori analfabeti si erano trovati davanti funzionari di seggio che, alla presenza degli stessi osservatori, avevano cercato di convincerli a votare per un candidato da loro indicato. E questa, ha confermato Carter, è una manifesta violazione delle norme elettorali.
Alla condanna pronunciata dall'ex presidente degli Stati Uniti, si è aggiunta quella del capo della missione d'osservazione elettorale dell'UE la quale ha sostenuto che, nonostante si sia lavorato duramente per raggiungere gli standard internazionali non si è riusciti a garantire la regolarità del voto, aggiungendo che ci sono state significative carenze, dai banali problemi logistici a vere e proprie intimidazioni.
All'indomani del voto, la tensione in Sudan è ovviamente alta. Il rischio di nuove repressioni e scontri tra fazioni opposte è sempre più pressante. E con il referendum che dovrebbe sancire l'indipendenza del Sud Sudan da Khartoum, previsto nel gennaio 2010, i conflitti nella regione meridionale del Paese, che si sono riaccesi nelle ultime settimane, potrebbero trasformarsi in una nuova e più devastante guerra fratricida che già in passato ha causato milioni di vittime.


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