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Perchè noi lavoratori Mediaset abbiamo deciso di scioperare
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di Vittorio Giorno*

Perchè noi lavoratori Mediaset abbiamo deciso di scioperare

Che qualcosa si muovesse nel senso sbagliato in questa azienda noi lavoratori Mediaset l’avevamo capito e denunciato già da tempo. Ora anche i più scettici possono vedere quello che si nascondeva. In breve i fatti: domenica e lunedì, 10 e 11 gennaio, i lavoratori del gruppo Mediaset sciopereranno per protestare contro il piano dell'azienda, annunciato il 5 gennaio, di cedere ad una società esterna il reparto aziendale “trucco, acconciatura e sartoria”, che comprende 56 lavoratori su un totale di 3.800 dei diversi comparti. I lavoratori (ad esclusione dei giornalisti che non partecipano, avendo un altro contratto di lavoro, ma che comunque hanno espresso solidarietà con le ragioni dello sciopero) temono che questa cessione sia solo la prima di una lunga serie di dismissioni dalla “casa madre”.  L'obiettivo dello sciopero sarà quello di impedire la messa in onda di più trasmissioni possibili, ad iniziare dai telegiornali, con la promessa di denunciare  l'eventuale comportamento antisindacale dell'azienda nel caso che la stessa, come già successo più volte in passato, cerchi di sostituire i tecnici della messa in onda con i quadri. Il tutto in un panorama di estrema tensione considerando anche il recente l'annuncio, da parte dei vertici del Biscione, della creazione di un'agenzia unica giornalistica con la progressiva unificazione delle testate Tg4, Tgcom, Studio Aperto.

 Ora la cessione di rami d’azienda da parte del principale gruppo televisivo privato che fa capo al Presidente del Consiglio non trova ragione in un reale stato di crisi ma in una scelta politica. Mediaset non è una azienda in crisi, se è vero che gli incassi pubblicitari sono rimasti stabili nel 2008 e il fatturato ha continuato a crescere con un aumento del 4,2 %. La stessa Mediobanca prevede un aumento del titolo per il 2010. Dunque la scelta è quella, tutta politica, di fare di questo Paese una Repubblica non più fondata sul Lavoro. Un paese in cui vada definitivamente a sparire il lavoro a tempo indeterminato, il “lavoro fisso”, la garanzia del futuro e della pensione, per lasciare posto alla totale deregolamentazione, al lavoro precario e nero. Questo il segnale che viene da Mediaset, diretto a tutti gli imprenditori del Paese.
Non sappiamo se l’obbiettivo finale è quello di vendere (forse già hanno venduto) il ramo delle produzioni televisive,  Videotime, o l’intero gruppo Mediaset. Certo è che i segnali sono preoccupanti e la dismissione del settore trucco, parrucco e sartoria è solo il primo tassello di un domino che travolgerà intere professioni, posti di lavoro, famiglie. Cercheremo di arginare questa deriva catastrofica che travolgerà non solo i dipendenti Mediaset ma anche tutti i lavoratori dell’indotto che già oggi operano in condizioni da paese incivile, e che darà il via libera alla distruzione sistematica di qualsiasi garanzia  occupazionale. Lo sciopero del 10 e 11 gennaio sono solo la prima spontanea risposta a cui seguiranno altre giornate di lotta che vedranno partecipi tutta la categoria dei lavoratori del broadcast.

*Cub Informazione Videotime Roma


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