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Articolo 21 - Editoriali
Niger: le strane connessioni tra nucleare italiano e immigrazione clandestina
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di Bruna Iacopino

Emigrazione va di pari passo con sfruttamento delle risorse naturali di un dato luogo. Quest'affermazione è particolarmente vera per l'Africa che, pur essendo un continente immensamente ricco di risorse naturali continua a collocarsi ai limiti della classifica mondiale della povertà, con tassi di mortalità, soprattutto infantile tutt'ora spaventosi: basti pensare che secondo il rapporto Unicef pubblicato nell'agosto dello scorso anno, solo nel 2006, ne sarebbero morti 5 milioni; difficilmente questi bambini raggiungono il quinto anno di vita.
I problemi sono legati alla cattiva nutrizione, alla mancanza di elementari norme igienico-sanitarie, a malattie anche banali, ma che in assenza di cure adeguate portano alle conseguenze più tragiche, alla carenza di acqua potabile.
Ed è proprio l'acqua potabile ( già notevolmente scarsa) uno dei principali vettori di mortalità infantile. In particolare poi quando quell'acqua oltre ad essere normalmente inquinata è anche fortemente radioattiva. Come si evince dai dati relativi al Niger.
Nello scacchiere internazionale dei paesi fornitori di materie prime, il Niger abbonda di uranio, materia prima che, alla luce della scarsità di petrolio ormai accertata, sta suscitando una serie consistente di appetiti, sia da parte delle potenze occidentali, Canada in testa, che da parte di quelle emergenti, Cina.

Finora i primi tre grandi produttori di uranio sono l'Australia, il Kazakhstan e il Canada, 10 paesi in tutto, con il Niger che fino a qualche anno fa occupava solo l'ottavo posto, con 225459 tonnellate contro 1.143.000 dell'Australia.
Un trend che però, come dimostrano le notizie più recenti, è destinato a salire grazie all'esplorazione e alla scoperta di nuovi giacimenti. Così laddove un tempo c'erano pascoli e villagi, a breve potrebbero sorgere nuove miniere.
La guerriglia tuareg che da un po' di tempo a questa parte infiamma il paese è legata a filo doppio alla qusetione: da una parte c'è la difesa del territorio e dei villaggi, dall'altra la richiesta che una parte dei proventi ricavati dallo sfruttamento delle miniere possa essere investito per il benessere delle comunità locali. Cosa che al momento non avviene. Il Niger si colloca infatti ai primi posti nella classifica della povertà mondiale e delle morti provocate dalla fame.
Questione di carattere umanitario che, appena un mese fa, aveva prodotto una breve, quanto inefficace interrogazione parlamentare in sede europea da parte di Marie Anne Isler Béguin.
In essa si faceva riferimento alla devastazione ambientale e sanitaria a cui il paese viene sottoposto a causa dello sfruttamento delle miniere di uranio. L'estrazione implica in primis lo sfruttamento di ingenti quantità di acqua, che vengono dunque sottratte all'uso civile in un paese che è già ampiamente desertico. Le falde freatiche risultano per la maggior parte contaminate, come è contaminato il suolo e l'aria. Nessuna norma di sicurezza per la popolazione e per i lavoratori che  si trovano a stretto contatto con scorie radioattive lasciate a cielo aperto. Le molteplici denunce piovono da parte delle diverse associazioni ambientaliste e ONG, soprattutto farncesi.
Si, perchè la Francia continua ad essere tutt'ora il partner privilegiato per la regione africana. Con l'accordo stretto il 5 gennaio, l'Areva, grande multinazionale che opera nel campo dell'energia, la Francia si è aggiudicata la possibilità di mettere mano ad un nuovo giacimento, quello di Imouraren, la più grande miniera del paese, e stando a quanto dichiarato dalla stessa Areva, la seconda al mondo.
Si moltiplicano dunque le preoccupazioni per lambiente e per le popolazioni locali, sfruttate ed esposte alla contaminazione, mentre Areva, continua a stringere intese commerciali in giro per il mondo. Recentemente si è aggiudicata un contratto da 100 mln di euro con la Cina per la fornitura di sistemi di trasmissione a corrente continua ad alta tensione (Ccht) per i progetti di interconnessione elettrica tra la zona di Ningdong à Shangdong e qualla vicino a Shanghai. 
Ma la Cina non è la sola ad aver siglato accordi con Areva. Tramite il memorandum siglato tra Enel  e EDF, si creano i presupposti di un accordo per la realizzazione di 4 centrali nucleari in Italia, dopo un accurato monitoraggio e la portata a termine dell'iter legislativo... non un accordo vero e proprio dunque, come ha tenuto a precisare qualcuno, ma un preambolo per un accordo futuro che prevederebbe l'installazione di 4 centrali a tecnologia EPR, forniti dalla ben nota Areva, che, in una nota si dice "onorata della fiducia che le accordano i suoi due grandi clienti".
Anche l'Italia dunque cliente di Areva e complice dello sfruttamento di uranio in Niger, di cui, qualora si realizzasse il sogno berlusconiano del nucleare, diverremmo anche beneficiari, viste le esigue risorse di uranio presenti nel nostro paese.
Enorme circolazione di ricchezze tutto a vantaggio della multinazionale francese, fino a un anno fa quasi al collasso.
Ma c'è anche un altro aspetto, che qualcuno comincia a far emergere, ovvero la relazione esistente tra lo sfruttamento indiscriminato delle risorse minerarie e le tratte illegali dell'immigrazione clandestina. Il nesso viene chiaramente raccontato nel film documentario di Fabrizio Gatti, intitolato
“La via di Agadez”. Il viaggio di Gatti nel Niger conteso documenta attraverso il racconto visivo e la narrazione, la fuga dei disperati in cerca di un futuro migliore, spesso il triste epilogo a causa del controllo imposto dall'esercito alla frontiera, la corruzione, la difficile traversata verso la Libia, i sogni di chi vorrebbe arrivare in Europa, sbarcando a Lampedusa, magari, per dopo continuare.
In questo “gioco” un ruolo importante, denuncia il giornalista, è svolto anche dal leader libico, Gheddafi, che, in qualità di presidente in carica dell'UA, il 14 marzo di quest'anno, propone al presidente nigerino, l'amnistia per i tuareg in rivolta che vogliano deporre le armi. La guerra, che stando alle accuse lanciate da più parti, sarebbe stata finanziata dalla Francia stessa, per rendere la zona politicamente instabile e scoraggiare così i concorrenti internazionali, non ha più motivo di essere, in cambio la possibilità per molti di quegli stessi tuareg e per molti libici di arricchirsi con il traffico di uomini...
Accolta la proposta di Gheddafi, Sarkozy vola a Niamey per siglare l'accordo definitivo con il Niger. Una triangolazione quasi perfetta, me che qualche falla comincia a presentarla portando a formulare non pochi interrogativi. Primo fra tutti: qual'è il senso di un accordo bilaterale Italia- Libya per bloccare l'immigrazione clandestina quando è la Libya stessa a favorirla per andare incontro agli interessi francesi?
Agadez rappresenta infatti il punto di smistamente per l'80% degli immigrati africani diretti poi in Libia, una vera e propria miniera d'oro per chi gestisce quei traffici, a prescindere da come si concluderà il loro viaggio.
Un'ipotetica risposta si trova già nell'inchiesta di Gatti: “ Abbiamo saputo- racconta un passatore      tuareg al giornalista- che l'Italia investirà in Libia 5 miliardi di dollari. Apriranno cantieri, ci sarà lavoro. Avranno bisogno di manodopera e noi gliela portiamo. Se poi qualcuno vuole proseguire il viaggio in Europa, dal nostro punto di vista è normale. Grazie all'immigrazione clandestina potrebbe addirittura essere firmata la pace. È l'unico punto su cui esercito del Niger, esercito libico, ribelli tuareg e noi tuareg esterni alla ribellione andiamo d'accordo".

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