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Articolo 21 - Editoriali
Ma 17 giorni fa c’era qualcuno che non sapeva che Brancher era sotto processo?
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di Adriano Donaggio

Mentre le Agenzie portano sui nostri schermi le ultime notizie sullo   stato dell’ economia del paese: crolla la spesa mensile delle   famiglie, a picco i consumi di alimentari, in questo settore il primo    calo da 10 anni a questa parte, ci giunge la notizia delle dimissioni    da Ministro dell’ on. Brancher: 17 giorni passati a discutere di un    ministero che non è mai esistito, di cui non si sono mai lette sulla    gazzetta ufficiale le deleghe.  17 giorni fa, “ghe pensi mi” saliva al Quirinale, per far firmare un   decreto di nomina di un ministro che non era quello delle attività   produttive, come sarebbe stato logico aspettarsi. Ora, “ghe pensi mi”   fa sapere che la decisione del suo ex ministro (quella delle   dimissioni) è da lui condivisa. Giorni passati a discutere non di   economia, delle difficoltà delle famiglie, di chi ha perso un posto di   lavoro, di una legge finanziaria  con annessi e connessi (testo ed   emendamenti, refusi, sorprese e conseguenze inattese che emergono   dalla loro lettura), ma passati a discutere di deleghe mai   ufficialmente conosciute, a polemizzare su un intervento del colle   (“manovrato”, “una cattiveria organizzata”), con l‘ on. Ghedini che   interviene sull’ intervento del Capo dello Stato. Senza che nessuno    abbia neanche il tempo di ricordare che il Presidente della Repubblica    ci ha provato ad essere eletto, è lo è stato, come prevede la legge    dello Stato italiano, dal Parlamento (Il Presidente del consiglio non    è stato eletto dal Parlamento, ha solo chiesto e ricevuto la fiducia;    contrariamente a quanto alcuni sembrano credere il Presidente del   Consiglio non è stato eletto dal popolo). Lasciando anche perdere che    a voler andare a sondaggi oggi, come oggi, in un confronto, in un’   elezione diretta, Napolitano godrebbe di un consenso di gran lunga   superiore a quello del Presidente del Consiglio (varrà la pena di   ricordare che “ghe pensi me”, con il suo partito, Forza Italia, ha    ricevuto il voto di un terzo degli italiani che hanno votato, quindi   non una maggioranza assoluta come i sondaggi che vengono citatati alla    bisogna potrebbero o vorrebbero far credere).  Vien da chiedersi: ma 17 giorni fa c’ era qualcuno che non sapeva che    Brancher era sotto processo? Ora si dice: si è dimesso per motivi di    correttezza istituzionale. Qualcuno più audace ha detto che Brancher    è  un esempio, visto che viviamo in un paese in cui non si dimette mai   nessuno (non sarà mica un lapsus? L’ uomo della maggioranza non si    sarà mica fatto scappare un riferimento involontario a Cosentino?). Ma   se , come dicono, ha dato le dimissioni per correttezza istituzionale,    per impedire strumentalizzazioni, ma perché mai non ci hanno pensato    prima?  Paese strano, quello in cui prima si fanno le cose e poi si pensa alle    conseguenze. Noi sappiamo bene che fino a prova contraria Brancher è    innocente. Di più, ci auguriamo e gli auguriamo di essere assolto. Ma    riteniamo anche con fermezza che non è opportuno che una persona sotto   processo diventi ministro (a maggior ragione alla vigilia del   processo, che dia le dimissioni dopo aver chiesto, se non abbiamo   letto male, il legittimo impedimento e averci rinunciato dopo un   intervento del Quirinale).  Ma c’ è di più e peggio. Il metodo del fare (ah! Il partito del fare)   e poi di valutare le conseguenze, non è quello che stanno utilizzando    per governare l’ economia? Sono un cittadino preoccupato. Sono   esagerato?

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