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Quel giacobino a fasi alterne di Ferrara, chiede l'arresto di Ingroia
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di Pulpito

Quel giacobino a fasi alterne di Ferrara, chiede l'arresto di Ingroia

Giuliano Ferrara in prima pagina sul Giornale chiede la carcerazione del pm Antonio Ingroia, che cosa aspettiamo - dice - a tirare fuori l'articolo 289 del codice penale che punisce con dieci anni chi cospira contro lo Stato?  Ingroia cospira contro lo stato, secondo Ferrara. Dopo i manifesti ‘Via le Br dalle Procure' arriva dalle colonne del quotidiano della famiglia Berlusconi l'esortazione a mandare ai ceppi un magistrato cospiratore. Ferrara non è nuovo a suggestioni da esprit républicain che interpreta con la solita ambivalenza: una volta accusando il nemico di giacobinismo un'altra volta vestendo lui stesso i panni del giacobino contro la restaurazione.

Con una specie di chiamata alle armi Ferrara in fondo si domanda cosa aspettiamo ad arrestare Ingroia, un cospiratore? Sembra veramente di rivivere i giorni della presa della Bastiglia, stessi toni drammatici ma meno stile, va detto, nei festini a corte....Considerato che sia Ferrara che Ingroia hanno, a vario titolo, il phisique du role per un grande film in costume, la suggestione è forte.

Ma non è un film. La notizia è che Ingroia è un cospiratore, e perché? Per esempio perché è la pubblica accusa nel processo a Dell'Utri, il senatore che con Berlusconi fondò Forza Italia, condannato in primo grado a 9 anni e in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Un reato ‘da paese borbonico' dice Ferrara, illuminista e garantista (ricorderete al Teatro Dal Verme l'adunata dei propinatori di una morale sciolta contro i puritani del Palasharp). Insomma Ferrara liquida la condanna di Dell'Utri in ‘una trasformazione calunniosa di amicizie controverse' quelle del senatore per l'appunto... solo un problema di cattive compagnie.

Ma Ferrara, che è uno sciolto (come gli ex agenti della Cia sanno essere) operando una scissione sospetta da quella che è la sua parte più cinica e sgamata, non concede nessuna attenuante al figlio fragile di un padre padrone, a Massimo Ciancimino, per l'appunto.

Ferrara a lui chiede una specchiata coerenza, pretende una condotta integerrima perché un teste che ha delle cose da dire sulla mafia, anche in virtù del fatto che è di famiglia mafiosa, deve essere una persona per bene, insomma deve essere uno di ‘buona famiglia' in fondo non è mica un senatore...Questa storia della patente di credibilità di testimoni e pentiti è una roba da puritani del Palasharp....


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