Articolo 21 - In primo piano
Si chiamerà Servizio pubblico la nuova trasmissione di Santoro
di redazione
''La trasmissione si intitolera 'Servizio pubblico', credo di si'''. Lo afferma Michele Santoro, a '24 Mattino' su Radio 24. La nuova trasmissione non si intitolera' piu', quindi, 'Comizi d'amore'. ''Oggi scioglieremo questo dubbio'', ha detto Santoro, precisando che '''Servizio pubblico' sta avendo un grandissimo successo, ma l'intenzione di fare un omaggio a Pasolini rimane e quindi qualcosa faremo''.
Santoro poi ha parlato della tv in Italia, a cominciare dalla
Rai: ''Dirmi che non mi rivedrete piu' in Rai -ha detto- mi sembra una
maledizione. Cio' che stiamo facendo e' anche un atto d'amore nei
confronti del servizio pubblico. L'ho detto e lo confermo, io sono
della Rai ma non potevo continuare a lavorare contro la volonta' del
mio editore. Io non solo dovevo lavorare e fare profitti ma poi dovevo
difendermi coi miei soldi dalle aggressioni che l'azienda mi faceva,
usando i soldi che noi stessi avevamo portato nelle loro casse. Un
paradosso insopportabile. Era uno stress psicologico enorme''.
''Solo in Italia si considera la politica arbitro
dell'informazione - ha detto Santoro -. La prima cosa da fare per
rendere l'Italia un Paese normale e' allontanare i politici
dall'informazione. Finche' noi giornalisti non ci indigneremo per
questo vuol dire che saremo in una condizione di semiliberta'''.
Santoro ha parlato anche del mancato accordo con La7. ''Con La7 al
momento dell'accordo e' venuta fuori una richiesta di poter sottoporre
ogni nostra azione della trasmissione a verifiche del loro ufficio
legale. Questo -ha concluso- in violazione dei contratti che tutelano
l'autonomia dei giornalisti''.
Santoro poi ha parlato della tv in Italia, a cominciare dalla
Rai: ''Dirmi che non mi rivedrete piu' in Rai -ha detto- mi sembra una
maledizione. Cio' che stiamo facendo e' anche un atto d'amore nei
confronti del servizio pubblico. L'ho detto e lo confermo, io sono
della Rai ma non potevo continuare a lavorare contro la volonta' del
mio editore. Io non solo dovevo lavorare e fare profitti ma poi dovevo
difendermi coi miei soldi dalle aggressioni che l'azienda mi faceva,
usando i soldi che noi stessi avevamo portato nelle loro casse. Un
paradosso insopportabile. Era uno stress psicologico enorme''.
''Solo in Italia si considera la politica arbitro
dell'informazione - ha detto Santoro -. La prima cosa da fare per
rendere l'Italia un Paese normale e' allontanare i politici
dall'informazione. Finche' noi giornalisti non ci indigneremo per
questo vuol dire che saremo in una condizione di semiliberta'''.
Santoro ha parlato anche del mancato accordo con La7. ''Con La7 al
momento dell'accordo e' venuta fuori una richiesta di poter sottoporre
ogni nostra azione della trasmissione a verifiche del loro ufficio
legale. Questo -ha concluso- in violazione dei contratti che tutelano
l'autonomia dei giornalisti''.
Letto 5547 volte
Notizie Correlate
Il nostro sostegno a Michele Santoro e "Comizi d'amore"
Ottimo risultato la7 con "Viva Zapatero". Dov'è la Rai? Quando riporterà in video i censurati?
Annozero prosegue, là dove osano gli "amanti" del servizio pubblico
Conto alla rovescia per "Comizi d'Amore". 9 giorni all'alba
Parte Servizio pubblico e "Scassa la casta"
Rai, missione compiuta
Audio/Video Correlati
Dalla rete di Articolo 21