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Articolo 21 - CULTURA
Teatro e giornalismo sono complici e soffrono le stesse pene
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di Vittorio Viviani*

Teatro e giornalismo sono complici e soffrono le stesse pene Il Teatro e il Giornalismo sono parenti? Sì. Anzi, no. Meglio: direi compagni, complici. I giornalisti vanno a caccia di fatti, di notizie e li raccontano alla comunità. È nel loro compito anche esprimere delle opinioni, su quei fatti. I fatti vanno dall’omicidio ai misfatti commessi dal potere per arricchirsi e preservarsi, dalle morti bianche a ogni atto illegale compiuto dagli esseri umani di quella comunità.
Sicuramente i fatti possono essere anche positivi: l’economia che cresce, un benessere diffuso, niente disoccupazione, equità sociale, totale spirito di accoglienza, una scuola che funziona, la cultura ai primi posti, bei libri, bella pittura, bel teatro, città pulite…
Certo c’è da dire che i fatti negativi sono i più diffusi. L’essere umano deve sempre commettere delle “irregolarità”, è nella sua natura. Prendiamo il caso di quella madre tradita dal marito che la lascia sola e in miseria con i figli per andare a sposare un’altra perché più giovane e più ricca. Quella madre, al colmo dell’ira per la dignità offesa, ammazza non solo la rivale ma i propri figli per distruggere, come uomo e padre, il marito. Delitto efferato, da cronaca nera, si dirà. Sì, ma è la storia di un classico del Teatro: Medea.
O la storia di Antigone che reclamava dal potere un proprio diritto rispetto a leggi troppo severe. Il diritto le fu negato, chiaramente.
È appunto il Teatro che s’informa e assume poi alcuni dei fatti, i più simbolici, per raccontare la natura degli individui. Lo fa attraverso una narrazione fantasiosa, figurata, metaforica. Si rivolge alla comunità con una rappresentazione e, allo stesso tempo, la informa dei fatti, le narra una storia, la fa emozionare, la fa pensare e le fa vedere forme fra le più diverse per riprodurre tutto ciò.
Mette, di fatto, gli individui della comunità di fronte a se stessi. Li può prendere in giro e li può criticare, può essere feroce e amorevole, con la speranza che l’individuo, partecipando a questo “rito”, ripensi un po’ a se stesso. E alla comunità in cui vive. Come accade quando quell’individuo viene informato dei fatti dai giornalisti: sviluppa il senso critico.
Ora può capitare che a qualcuno di quella comunità, a qualcuno potente, non vadano a genio né le notizie dei fatti né la loro rappresentazione teatrale; insomma, la loro diffusione. E allora fa di tutto per impedirle: fa leggi di censura, divieti appositi, manda le guardie, fa minacce attraverso loschi individui assoldati alla bisogna. Può persino far uccidere, utilizzando sempre i loschi individui.
Gli attori in passato erano addirittura seppelliti fuori dalle mura della città. Qualche attore oggi è minacciato, molti giornalisti sono minacciati e molti uccisi. Tutti per essersi liberamente espressi.
Quindi, ne viene che il Teatro e il Giornalismo sono parenti. Anzi, no. Compagni e complici.

*Vittorio Viviani, attore treatrale, condurrà la serata teatrale dedicata alla memoria dei giornalisti uccisi in Italia da mafie e terrorismo, che si svolgerà il 2 maggio alle ore 21 a Roma, presso la sala conferenze della Biblioteca Nazionale Centrale, viale Castro Pretorio 105

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