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Nucleare: il coraggio tedesco, l’incoscienza di Berlusconi. Tutti al voto 12 e 13 giugno
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di Danilo Sinibaldi

Nucleare: il coraggio tedesco, l’incoscienza di Berlusconi. Tutti al voto 12 e 13 giugno

E’ ufficiale, la Germania sarà la prima potenza industriale a spegnere i reattori nucleari.
L’ultimo, ha annunciato il ministero dell'Ambiente tedesco Norbert Roettgen, sarà definitivamente fermato nel 2022. Una decisione, quella presa dai dicasteri dell’Ambiente regionali e federali, definita “irreversibile”.
Il processo sarà velocissimo. Quasi tutte le centrali nucleari tedesche, infatti, saranno ‘spente’ entro il 2011. Solo tre continueranno a produrre energia per i prossimi 11 anni. Le autorità hanno spiegato che la decisione è frutto delle riflessioni avviate dal governo di Berlino subito dopo il disastro giapponese di Fukushima, che ha generato nel paese un vasto sentimento antinuclearista.
Tutto questo mentre in Italia si fa fatica anche solo a parlare dell’argomento a causa del bavaglio imposto dal governo ai media sui temi dell’energia atomica e sui referendum che si svolgeranno il 12 e 13 giugno prossimi.
Una decisione che traccia sempre più nettamente le differenze tra il governo tedesco (certamente non di sinistra) e quello italiano, e tra il nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e la Cancelliera Angela Merkel.
Il primo impegnato a dissimulare le sue vere intenzioni sul ‘piano nucleare’ ormai deciso dal governo e dalle lobby con una finta sospensione che in realtà ha come unico obiettivo quello di disinnescare il referendum.
La seconda che, coerentemente con la riflessione annunciata all’indomani del disastro atomico di Fukushima, ora prende una decisione che per la sua importanza è destinata a determinare una vera e propria inversione di tendenza a livello mondiale, a dare nuovo impulso allo sviluppo delle energie rinnovabili e slancio al promettente settore della green economy; con conseguenti vantaggi per l’ambiente, per lo sviluppo ecosostenibile, per l’occupazione.  
Oggi l’Italia, grazie al referendum che nel 1987 disse no all’energia atomica, è avvantaggiata rispetto alla Germania, alla Francia e alle altre potenze votate al nucleare, perché non dovrà sostenere gli ingenti costi economici necessari a smantellare le centrali atomiche. Potrebbe quindi investire queste risorse nello sviluppo delle energie alternative e nella ricerca di nuove fonti energetiche ecosostenibili, ponendosi così all’avanguardia in questo settore.
Invece, con l’obsoleto piano energetico messo a punto dal nostro ‘lungimirante’ governo, rischiamo di ritrovarci in un incubo senza fine dal quale, poi, saremo costretti ad uscire con costi enormi.
Un incubo che è nelle possibilità di ogni cittadino scongiurare andando a votare i referendum del 12 e 13 giugno su nucleare, acqua e legittimo impedimento: un’occasione imperdibile per ribellarsi a questo modo anacronistico e pericoloso di programmare lo sviluppo futuro del Paese; un modo - forse l’unico - per dire no ad una politica che avvantaggia le solite lobby a danno dell’economia, dell’ambiente, della nostra salute e di quella delle generazioni che seguiranno. E’ in gioco il nostro futuro e non è il caso di chiamarsi fuori!

Referendum: diciamo 4 sì: L'importanza di far tornare l'acqua un bene comune! - di Alex Zanotelli* / "Io voto sì dappertutto" - di Comitato messicano per il sì ai referendum / 12-13 giugno. Referendum per il nucleare: non è ancora detta l’ultima parola - di Domenico Gallo


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