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Francia. Con lo sciopero generale inizia l’autunno caldo di Sarkozy
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di Gianni Rossi

Francia. Con lo sciopero generale  inizia l’autunno caldo di Sarkozy

Un’immensa manifestazione ha fatto scoccare l’ora d’inizio del nuovo “autunno caldo” per il presidente francese Sarkozy. Per la seconda volta in tre giorni, le vie storiche della protesta organizzata dai sindacati, dalla sinistra “plurale” e dalle organizzazioni di base hanno visto sfilare una massa enorme di gente, ormai stanca della politica reazionaria del capo di stato franco-ungherese. Sabato c’era stata l’avvisaglia di questa nuova ondata di conflittualità, con la manifestazione di oltre 50 mila persone che si opponevano alle leggi razziste imposte dal governo, alla recente cacciata di oltre 1.000 rom, zingari di etnia romena (“rimborsati”, si fa per dire, con 300 euro a testa, una volta rimpatriati in Romania!), e alla decisione di Sarkozy di privare della nazionalità francese i naturalizzati che dovessero rendersi colpevoli di gravi atti contro poliziotti e gendarmi (mentre verrebbero esentati dal nuovo reato gli islamici poligami).
In tutta la Francia sono scesi in piazza contro il progetto di riforma delle pensioni quasi 2 milioni e 700 mila persone: operai, impiegati, pensionati, giovani senza lavoro, studenti e una moltitudine di donne. Solo a Parigi, secondo le stime sindacali, in 270 mila hanno partecipato ai due lunghi cortei partiti da Place de la Repubblique e arrivati dopo 4 ore a Place de la Nation. In prima fila, con le giacchette di plastica rifrangente gialla, una catena umana multirazziale, proprio per confermare la multietnicità culturale, sociale e lavorativa di questa Francia stanca della politica ultrareazionaria di Sarkozy.
Nelle stesse ore, dentro l’Assemblea Nazionale (l’equivalente della nostra Camera dei Deputati) s’iniziava l’iter della legge di riforma delle pensioni, presentata dal primo ministro Fillon e dal ministro del lavoro Woerth, contestatissimo per la sua implicazione nello scandalo dell’eredità Bettencourt (la proprietaria dell’Oreal) e dei fondi illegali che sarebbero stati versati dalla miliardaria al partito di Sarkozy per le ultime elezioni presidenziali, tramite appunto Woerth.
La seduta, piuttosto rovente, è stata sospesa dopo che i rappresentanti del PCF avevano depositato le decine di migliaia di firme contro la riforma e quelli del PS avevano, a loro volta, presentato un disegno di legge alternativo al governo.
Crollato nei sondaggi ai minimi storici, inviso ai commentatori della grande stampa indipendente, criticato indirettamente anche dal presidente della Commissione europea, Barroso, alla riapertura dell’Europarlamento a Strasburgo proprio per la sua politica xenofoba, Sarkozy ora se la deve vedere anche con una rinnovata compattezza dell’opposizione di sinistra. Ma non solo, anche all’interno del suo partito si sono formate due correnti che vorrebbero attenuare la politica ultraconservatrice del presidente ed aprire il confronto sulle ultime leggi con l’opposizione. E si fa strada, dopo lo scandalo Bettencourt, anche l’ipotesi che alle presidenziali del 2012 Sarkozy venga “disarcionato dal cavallo”.
Intanto, però, in questo “autunno caldo” anticipato, il presidente francese non riesce a convincere neppure gli ambienti della finanza, dei media, della grande industria di stato e degli apparati pubblici: la crisi occupazionale non si ferma, la ripresa è lentissima e non regge alla concorrenza tedesca. Soprattutto, una certa stampa conservatrice non smette di criticarlo, vedendolo troppo somigliante con il suo amico italiano, Berlusconi.
Le prime reazioni alle proteste di questi giorni hanno prodotto dei ripensamenti sia nel partito del presidente, sia nel suo stesso entourage, tanto che al prossimo consiglio dei ministri di questa settimana, sembra che Sarkozy farà delle aperture ad alcune richieste avanzate da opposizioni e sindacati.
Nel frattempo si rafforza l’unità di intenti della sinistra in vista delle altre battaglie contro i tagli allo stato sociale, che in Francia è davvero presente dalla “nascita fino alla pensione”, come si diceva una volta con orgoglio transalpino. L’innalzamento dell’età pensionabile si va,infatti, a sommare ai tagli all’educazione, con la conseguente riduzione degli insegnanti, al ripensamento degli aiuti alle famiglie e al restringimento delle indennità per la disoccupazione. Intanto, non si intravvedono, come invece era stato pomposamente anticipato all’ultimo vertice europeo in giugno, le misure fiscali contro le rendite finanziarie, le ingenti ricchezze immobiliari e i bonus dei manager aziendali.
Lo spauracchio per Sarkozy, quindi, parte dalle proteste di piazza contro la sua politica sulla sicurezza, le minoranze e lo stato sociale, per arrivare all’annunciata entrata in lizza per le presidenziali del 2012 del Direttore generale del Fondo monetario internazionale, l’FMI, Dominique Strauss Kahn. Economista, stretto collaboratore del presidente socialista François Mitterrand, appare anche nei sondaggi l’esponente socialista in grado di sconfiggerlo prossimamente nella corsa all’Eliseo, anche grazie ad una ritrovata unità del Partito socialista, guidato dalla mano forte di Martine Aubry, ribadita alla recentissima “Università dell’estate”, tenutasi come sempre a la Rochelle.
DSK, come viene sinteticamente e snobisticamente chiamato, esponente di spicco della comunità ebraica parigina, è l’incubo spettrale dello xenofobo franco-ungherese Sarkozy, figlio di aristocratici naturalizzati, la cui madre proveniva da una famiglia ebraica convertitasi però al cristianesimo. E determinate origini culturali, religiose, negli ambienti che contano, tra i cosiddetti “poteri forti”, influenzano molto gli andamenti della politica e della finanza, e possono anche aprire  credenziali in grado di spostare voti e determinare la stessa opinione pubblica attraverso i massmedia, che di fatto appartengono a quattro gruppi familiari, tranne i quotidiani indipendenti tradizionalmente orientati a sinistra, come Le Monde e Liberation.


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