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Articolo 21 - CULTURA
Natale di mobilitazione per il cineaudiovisivo italiano
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di Maurizio Feriaud*

Natale di mobilitazione per il cineaudiovisivo italiano

Amareggiati, stanchi ma tutt’altro che demotivati i lavoratori, gli artisti e i professionisti del mondo cine-audiovisivo si sono dati appuntamento il 24 dicembre per protestare contro le modifiche apportate, in questi giorni, dal Governo al decreto legislativo 177 del 31 luglio 2005 (testo unico della radiotelevisione).
Il provvedimento costituisce un nuovo duro colpo per tutto il sistema della produzione audiovisiva nazionale, con pesanti  conseguenze sia sul piano occupazionale, per quanti vi lavorano, sia sul piano della, già carente, offerta culturale televisiva.

Tra i cambiamenti più evidenti risaltano:

- la riduzione della quota (dal 15 al 10%) degli introiti pubblicitari che la RAI, concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, deve destinare annualmente alla produzione/acquisto di opere europee di produttori indipendenti;

- la scomparsa dell’obbligo di destinare il 40% di dei suddetti investimenti per opere cinematografiche;

- la scomparsa di ogni riferimento a verifiche, su base annua, correlate alla programmazione giornaliera ed alle fasce di maggiore ascolto;

-  l’introduzione di una dicitura, generica, secondo la quale, una “quota adeguata” di queste opere deve essere recente, “vale a dire quelle diffuse entro un termine di cinque anni dalla loro produzione”.

L’iniziativa si è svolta, simbolicamente, sotto la sede RAI di Roma, promossa dal Sindacato delle Troupe e dei Generici, congiuntamente al Sindacato Attori Italiano, entrambi aderenti al SLC-CGIL. All’iniziativa erano inoltre presenti i rappresentanti delle molte Case di Produzione e delle associazioni che fanno parte del Movem 09.
Una manifestazione vibrante e coreografica animata dai mezzi speciali, utilizzati nelle produzioni cinematografiche, che hanno dato vita ad un chiassoso carosello intorno al civico 14 di viale Mazzini. Fiocchi di neve, artificiale, hanno imbiancato la strada e non sono mancati panettone e spumante per tutti i partecipanti.
Un clima, volutamente prenatalizio, che non ha, comunque, dissimulato i toni duri della protesta contro l’ennesimo colpo di piccone, dopo i tagli al FUS, che sta destrutturando questo settore produttivo. Un progetto, quest’ultimo, più volte trapelato nei numerosi, recenti attacchi mossi da autorevoli rappresentanti del Governo nei confronti di chi opera in questo contesto.

Il SAI aveva già denunciato, dal Lido di Venezia, la grave situazione occupazionale che si andava delineando per gli attori in Italia, così come, più volte, è stata sottolineata la difficile situazione per lavoratori, maestranze e generici afflitti dalla carenza di risorse, dalla delocalizzazione dell’attività produttiva e dalla mancanza di una adeguata legge quadro che regolamenti la materia.

Non va, inoltre, sottovalutato l’impatto che le decisioni del Governo comportano sul piano culturale.
Le quote di investimento e programmazione, nazionale, non hanno soltanto lo scopo di sostenere l’industria cinematografica europea nei confronti dello strapotere produttivo di paesi come gli Stati Uniti, ma hanno quello di rispondere concretamente all’esigenza di tutelare la Diversità Culturale.
Nessun altro media più della televisione, soprattutto se pubblica, ha il dovere di salvaguardare questo nostro patrimonio, tenendo presente che il diritto all’identità culturale è stato riconosciuto dall’UNESCO come parte integrante dei diritti umani. Un concetto che dovrebbe coinvolge nella protesta l’intera cittadinanza, ignara, che tra i regali di Natale di questo governo c’è anche un futuro prossimo di palinsesti televisivi con meno film e più format; un ulteriore passo avanti verso l’omologazione culturale globale.

*Segr.Sindacato Attori Italiani


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