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Eternit: per un pugno di Euro
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di Santo Della Volpe

Eternit: per un pugno di Euro

“Vergogna, vergogna”…il grido riecheggia nell’atrio e nello scalone del palazzo municipale di Casale Monferrato,in una notte fredda e triste per questa città simbolo delle morti per amianto. Da oggi simbolo anche della svendita di una istituzione, l’amministrazione comunale, che in pochi mesi è passata dalla partecipazione attiva al processo in corso a Torino ai due miliardari proprietari dell’Eternit, al ritiro dalla causa stessa, come parte civile, dopo aver accettato un indennizzo di 18,3 milioni di Euro.

 “Siamo indignati” ripeteva Nicola Pondrano, ex operaio all’Eternit,oggi segretario della Camera del Lavoro, uno degli animatori dell’Associazione Familiari Vittime dell’Amianto:” indignati perché il sindaco  accetta  di lasciare da sola una comunità, la sua gente,per un piatto di lenticchie; isolando le migliaia di cittadini che hanno avuto almeno un morto in famiglia per asbestosi o tumore, rompendo così la solidarietà che anno dopo anno, direi funerale dopo funerale, si è costruita intorno alle vittime di questa fibra che continua a seminare morti, ancora oggi”. Perché a Casale Monferrato la ferita dell’Eternit è più aperta che mai: ogni anno si ammalano in media 50 persone ( nel 2011 è andata un po’ meglio, sinora solo 47…);i morti in città sono stati più di 1700 ed aumentano perché,statisticamente, il picco delle vittime si raggiungerà solo nel 2020. Ora ad ammalarsi sono quelli che negli anni  del boom di lavorazioni del cemento amianto alla Eternit erano bambini di pochi anni; per questo oggi si muore di mesotelioma alla pleura (l’inguaribile e micidiale tumore dell’amianto) anche a 30-40 anni. Perché negli anni ‘60 e ‘70 quella polvere di asbesto, residuo delle lavorazioni, veniva accumulata nella fabbrica, ma anche fuori nei cantieri edili ai quali veniva regalata per pavimentare i cortili o isolare i tetti. Volava il “polverino”, viaggiava con l’acqua del Po che attraversava Casale e nel quale, tramite un torrente, l’Eternit scaricava gli scarti di lavorazione. I bambini giocavano su quelle montagne di polvere che sembrava borotalco, lo respiravano tutti, non solo gli operai,ma anche la lattaia, il meccanico che abitavano dall’altra parte del paese, il portalettere che in bicicletta lo attraversava ogni mattina,la casalinga che si affacciava dalla finestra per sbattere i tappeti,magari impregnati di quella polvere che il marito o il figlio aveva portato a casa dalla fabbrica. E ne bastava una sola di quelle fibre indistruttibili, anche una piccola particella di un millesimo di millimetro per provocare, dopo una incubazione di 30-40 anni, il micidiale tumore alla pleura. Così si muore a Casale Monferrato, dove anche il cimitero è diventato una triste Spoon River di vittime da amianto.

Ed è una ferita che brucia perché,come è emerso dal processo di Torino, almeno dal 1960, si aveva la certezza scientifica che l’amianto faceva venire il tumore. E si hanno le prove ,in lettere e corrispondenze ritrovate dai magistrati, che il cartello  mondiale di produttori di cemento amianto,capitanati proprio dall’Eternit, era conoscenza della pericolosità e della forza omicida di questa fibra che pur tuttavia continuava a far lavorare e respirare, pensando che bastasse occultarne i rischi, modificare i risultati scientifici delle ricerche pagandone altre che dicessero il contrario, per evitare guai e continuare a spargere veleni in aria, intascando profitti miliardari. La fabbrica di Casale Monferrato è stata chiusa solo nel 1986, il marchio Eternit è stato abolito, ma ne sono stati venduti i brevetti per continuare a costruire con le stesse fibre facendo gli stessi prodotti,in altre parti del mondo. Dove oggi si comincia a morire di amianto e dove cominciano ad organizzarsi i primi gruppi di persone che chiedono risarcimenti, guardando con attenzione e con attesa, l’evolversi del processo per i morti di Casale Monferrato.
 “La ferita qui è ancora aperta; ogni giorno, chi si alza con un piccolo dolore alla schiena ha l’ansia d’avere il tumore, la paura “di avercela”, come si dice, spesso solo con uno sguardo,nei caffè o nelle piazze,” racconta Bruno Pesce, il primo ad aver capito, 25 anni fa, l’importanza dell’agire collettivo per essere uniti come famiglie delle vittime per avere giustizia. E continua scuotendo la testa: ”per questo accettare qui soldi,per il Comune, è stato come spargere sale su questa ferita.”

 E’ un sale che brucia, quando si sono avuti 5 morti in famiglia, come la signora Romana Biasotti, presidente dell’ ’Associazione Vittime dell’amianto’, l’unica che anche questa amministrazione comunale , ha dovuto perlomeno accettare di ascoltare; e sentire  le  sue parole di rabbia. ”Indignati, siamo indignati”, dice,”per i nostri morti, ma anche per i nostri vivi; ci sentiamo traditi da chi, anche solo pochi mesi fa, diceva che questa offerta di Schmidheiny non era accettabile.” 

E già, perché Giorgio Demezzi,il sindaco di Casale Monferrato, eletto a giugno coi i voti di PdL e Lega Nord, , dev'essere la stessa persona che commentando la scelta di accettare l'indennizzo «svizzero» del comune di Cavagnolo, sede in passato di una filiale Eternit, disse solenne che «a Casale certe proposte non potrebbero nemmeno essere prese in considerazione». Accadeva nel giugno di quest'anno. Appena ieri, 18,3 milioni di euro fa. 
Ora dice,in Consiglio Comunale, che quei soldi verranno utilizzati per la bonifica e per la ricerca contro il mesotelioma, che lui stesso si fa garante di vigilare sul suo uso e sulla sua spesa. Peccato che  la bonifica dell’amianto non sia a carico del Comune e che la ricerca la fanno le Università o le case farmaceutiche, certamente non coi fondi municipali, a meno di vedere in questi giorni, il Sindaco di Casale Monferrato comparire alla maratona di Telethon con un bel assegno da 18 milioni e 300mila Euro. Improbabile ma non impossibile. Vedremo.

“ Ma se il magnate miliardario Stephen Schmidheiny è un filantropo come vuol far credere, amico della green economy e della scienza pulita” aggiunge ancora Bruno Pesce, ”perché non si occupa lui della bonifica a Casale Monferrato gratis, per amore della pulizia dell’ambiente, senza chiedere al Comune di Casale Monferrato di ritirarsi dal processo? Temo che i motivi siano altri e molto meno nobili” conclude. Perché accettando quei soldi la città simbolo mondiale della richiesta di Giustizia per le vittime dell’amianto, oggi esce dal processo di Torino: là dove per il magnate svizzero e per il suo socio miliardario,il barone De Cartier de Marchienne , la procura di Torino ha chiesto la condanna a 20 anni di carcere ciascuno. E se De Cartier, oggi centenario, poco si interessa di una eventuale condanna per evidenti motivi di età , al magnate Schmidhainy quegli anni di carcere peserebbero, e molto. Ed allora paga, forte di profitti miliardari (in Euro di oggi) accumulati in anni ed anni di Eternit. Nel tentativo di ridurre la pena che rischia di sentirsi arrivare nella sentenza prevista per il 13 febbraio prossimo. Ha scatenato gli avvocati e le banche,ha organizzato anche una società di comunicazione per influire sui giornalisti e sulle istituzioni. Ed ha offerto soldi ad una amministrazione che, peraltro, dopo essersi insediata, poco o nulla aveva fatto anche nel processo di Torino;e che ora si è apertamente schierata contro la volontà di quelle 1700 famiglie delle vittime ed alle centinaia di ammalati che combattono per non morire e ,tutti insieme, per avere giustizia.
Inutile scomodare la dignità, il senso della propria storia, l'etica, quando ci sono di mezzo i soldi. Casale Monferrato è un simbolo. Come tale si è sempre comportata, cercando di essere d'esempio per le altre comunità colpite. Una bella storia, di solidarietà umana. Fino alla  scelta del sindaco Demezzi. Accettare l'offerta equivale alla rottura di un patto sociale. Alla dissoluzione di un comune sentire che prevedeva la mutua alleanza tra vittime e scampati, uniti nel chiedere prima di tutto giustizia.

I sindaci degli ultimi trent'anni avevano rispettato questo patto, coscienti del fatto che la maledizione non è solo di Casale. Alla vigilia del processo, nel 2009, l'allora sindaco Paolo Mascarino,un vero galantuomo, aveva invitato i paesi del circondario a non costituirsi pur avendone il diritto, tanto lo avrebbe fatto Casale per loro. La scelta di oggi divide per sempre una città,relega le vittime e le loro famiglie ai margini, li condanna alla solitudine. Gli amministratori queste cose le sanno,ma sembrano non sentirle;o forse hanno altri interessi.

C’è chi dice che così facendo vogliono chiudere questa pagina di orrore; già , semplicemente negandone l’esistenza perchè si ritirano non solo dal processo, ma anche dalla comprensione e dalla partecipazione, facendo gli struzzi che nascondendo la testa sotto la sabbia pensando d’aver chiuso con un problema che solo la solidarietà, viceversa, aveva reso sopportabile; per non finire nella paranoia e nell’impazzimento generale.
Ora gli amministratori si nascondono dietro le parole: ma non è utile a nessuno, a loro per primi. Sostenere che la costituzione di parte civile serve solo per il ristoro economico dei danni subiti è meschino, oltre che una bestialità giuridica. Dire che la decisione non avrà effetti per l'imputato è un'altra fesseria. Affermare che Casale non esce di scena perché ancora costituita contro l'imputato «minore» De Cartier de Marchienne, rasenta il surreale: il barone belga ha appena compiuto cent'anni. E le probabilità che sia ancora in vita al giudizio di Cassazione non sono alte. Infine i soldi.

Casale Monferrato non aveva urgenza di andare all'incasso. Tra i comuni piemontesi con oltre trentamila abitanti è  tra quelli con un bilancio più florido. E le bonifiche sono finanziate dalla Regione, anche per una legge voluta dall'assessore monferrino Paolo Ferraris, che riuscì a farla approvare prima di essere ucciso, anche lui, dal mesotelioma da amianto.  Aveva 49 anni. La moglie ed i figli ora si battono perché anche in nome suo,sia fatta giustizia. Con il tricolore sulle spalle: ma senza l’amministrazione a loro più vicina,negli anni scorsi; da oggi saranno più soli.

Casale Monferrato, i familiari delle vittime in rivolta contro il Comune - di Lettera firmata* / Il ritiro del Comune dal processo e' un'offesa alla verita' - di Articolo21

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