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Articolo 21 - Editoriali
Rai, sulla tua Orchestra sei sorda o c’è di peggio?
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di Vittorio Emiliani


da L'Unità
 
Ha fatto benissimo l'Unità a dare il massimo risalto, lunedì 6 agosto, alla protesta dei deputati Alberto Nigra (Ds) e Giorgio Merlo (Margherita) contro l'oscuramento soprattutto televisivo che l'ottima Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, la sola sopravvissuta, sta subendo dalla sua stessa azienda. Un autolesionismo che ormai ne confina i concerti a notte fonda. Come se non si trattasse di un tipico servizio pubblico e una metà delle entrate Rai non provenisse tuttora dai suoi abbonati. Per decenni la Rai è stata - prima la radio e poi televisione - una grande madre per la musica: per l'opera coi memorabili concerti Martini & Rossi de Turin e col Terzo Programma (dedicato in specie al recupero barocco e alle avanguardie del '900), per la musica sinfonica e cameristica d'ogni genere (con le sue quattro belle orchestre e col prezioso coro da camera), per il jazz e per la musica leggera (anche qui orchestre stabili e solisti di primo livello), per la diffusione di pop e rock (chi non ricorda in proposito il ruolo di Renzo Arbore a Radiorai negli anni '70?).
L'Orchestra Rai di Torino è quella di più lontana creazione risalendo al 1931. Ha attraversato anni di fuoco dopo la soppressione, nel 1993, delle orchestre di Milano, Roma e Napoli (tutte protagoniste di stagioni molto felici) e la fusione in essa di tanti elementi, al punto da avere in organico ben undici flauti. La scure fu calata sui complessi sinfonici della Rai-Tv dal consiglio dei «professori» che aveva ereditato dalla gestione Manca-Pasquarelli il debito abissale di quasi 500 miliardi di lire del '93. Costavano un centinaio di miliardi e si pensò di salvare l'orchestra sinfonica più «antica», attiva in una città, Torino, dove l'emittente di Stato ha lontane radici e tuttavia sacrificando palesemente l'intero Sud (che fra Napoli e Palermo non ha più un'orchestra stabile di livello). Da allora tuttavia la sola sopravvissuta è andata costantemente migliorando fino a collocarsi fra le prime tre-quattro d'Italia col complesso di Santa Cecilia, la Filarmonica della Scala e l'orchestra del Maggio fiorentino.
Essa è stata molto utilizzata e valorizzata durante le presidenze di Enzo Siciliano (al quale, nientemeno, viene ancora rimproverata la «diretta» scaligera per il Macbeth verdiano) e di Roberto Zaccaria. Nel quadriennio 1998-2002 i concerti dell'Orchestra di Torino andavano in tv alla mattina di sabato o di domenica (come avviene su Rete4 per la Filarmonica della Scala) con risultati spesso discreti di pubblico. Nell'ottobre 2000 essa accompagnò, sotto la direzione del cinese di Firenze, Lu Ja, i giovani cantanti finalisti del recuperato Premio Maria Callas svoltosi fra Busseto e Parma, vincitore il basso Ildar Adbrazakov che orami è un protagonista nei maggiori teatri del mondo. La «diretta» della finalissima del Regio su Raitre ebbe pure un 4,4 per cento di share (oltre 1 milione di telespettatori) non trascurabile. Come l'inaugurazione del Centenario verdiano dal Duomo di Parma con la Messa da Requiem avendo sul podio lo straordinario Valerj Gergev.
Si tentò anche un pomeriggio domenicale alternativo su Raitre con opere popolari e riproposizioni intriganti. La risposta del pubblico fu sul depresso: punta massima di ascolto per i conosciutissimi Pagliacci di Leoncavallo, direttore Muti, protagonista Domingo, col 3,4 per cento. L'ascolto più basso lo ebbero Paisiello e Cimarosa col pur divertente Maestro di cappella: un desolante 1,1 per cento, pochi intimi (in queste settimane Raitre ci riprova il sabato alle 14,35, con operine e operette, ma l'orario sembra più da pennica).
Si obietterà che i concerti sinfonici e lo stesso melodramma non sono generi televisivi granché appetiti, che occorre «lavorarli» sul piano televisivo: lo fece molto bene Carlo Freccero montando una «giornata Aida» da Verona con tanti servizi prima, durante e dopo l'opera verdiana e con ascolti medi sul 10 per cento. Incoraggianti. Ma si sarebbe dovuto insistere ricostruendo un pubblico, un'abitudine. Come concorrevano a fare Prima della prima della brava Rosaria Bronzetti e All'opera! di Antonio Lubrano divulgatore sempre efficace. Renato Parascandolo, prima di venire estromesso per ragioni politiche dalla direzione di Rai Educational dal duo Baldassarre-Saccà, fece in tempo a varare la più ampia e affascinante esperienza di educazione musicale a distanza con dieci lezioni impartite dal maestro Sergio Siminovich attraverso il video e internet a decine e decine di cori, scolastici e non, in giro per l'Italia. Diecimila coristi confluirono poi al Palazzone dell'Eur a Roma, da Bolzano come da Ragusa, e cantarono tutti insieme i tre cori (Verdi, Mozart, Haendel) così appresi nel corso di una trasmissione, Verdincanto, condotta, come la finale del Premio Callas, da Michele Mirabella. E fu il coro più grande del mondo registrato nel Guinness dei primati.
Bisognava insistere, dicevo, provare e riprovare. E invece - a parte la radio e in particolare Radiotre (difesa da tanti suoi «tifosi») - sono calati il buio e il silenzio. La musica operistica come quella sinfonica non piacevano alla nuova dirigenza pur costituendo un tipico servizio pubblico nel Paese della musica e del bel canto scivolato in una grande ignoranza e maleducazione musicale. E forse si prospettano giorni ancor più grigi degli attuali per la sola Orchestra Sinfonica della Rai. La quale, in talune occasioni, non è stata utilizzata dalla sua stessa azienda neppure per aprire il Prix Italia, neppure per il concerto del 2 giugno in Quirinale. Semplice sordità culturale o qualcosa di peggio, di molto peggio?
 
Il confronto europeo ci fa arrossire

L'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino conta 118 professori (più 17 fra dirigenti e impiegati), non ha coro stabile, svolge una bella stagione a Torino e compie tournées in Italia e all'estero. Costo : una quindicina di milioni di euro.
Un'orchestra sinfonica con coro ha la Radio di Stato Svedese e un complesso orchestrale anche la Tv pubblica spagnola.
Radio France ha 2 orchestre sinfoniche (120 e 138 elementi rispettivamente) e un coro di 212 voci. Costo : 25 milioni di euro. La Bbc conta tre orchestre per 387 dipendenti complessivi e un costo stimabile oltre la quarantina di milioni di euro.
Ard network delle reti dei Laender tedeschi ha ben 6 orchestre sinfoniche fra le quali la prestigiosa Bayerische Rundfunk (diretta da Sergiu Celibidache e da Carlos Kleiber), alcune col coro, altre no, per 1.208 elementi complessivamente ed un costo stimato fra i 120 e i 150 milioni di euro.
I canoni di abbonamento di queste radio e tv di Stato sono molto più elevati di quelli della Rai. Ma il confronto ci fa comunque arrossire di vergogna.
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