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Articolo 21 - INTERNI
Il prefetto di Venezia e il "conto" della Lega
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di Ugo Dinello

Il prefetto di Venezia e il "conto" della Lega Che l'avrebbe pagata l'aveva capito nei giorni scorsi. Quando un ministro dell'Interno della Repubblica arriva nella tua città per presentare la prima attuazione provinciale del "pacchetto sicurezza" e non s'incontra con il rappresentante del governo, anzi, rifiuta d'incontrarlo, il messaggio è chiaro. Ma allora cos'è che il prefetto Michele Lepri Gallerano doveva "pagare"? Quale grave reato un uomo di legge, un uomo delle istituzioni, doveva espiare a otto mesi dalla pensione?
Nessuno.
Il grave è proprio questo.
Il prefetto di Venezia Michele Lepri Gallerano non ha commesso alcun reato, alcuna inosservanza. Anzi.
Ha dato seguito alle decisioni di un organo dello stesso ministero degli Interni - il Tribunale amministrativo regionale e il Consiglio di Stato - per il trasferimento dei campi nomadi improvvisati presenti nel territorio del Comune, in una nuova struttura, fatta di minicasette, dove permettere la stanzializzazione dei nomadi, il loro inserimento e il loro controllo.
Un atto dovuto, con un trasferimento effettuato di notte per evitare incidenti dopo le intemperanze della Lega che aveva annunciato l'intenzione di fermare fisicamente il trasferimento.
La Lega Nord quindi, un partito che manda il conto di una sconfitta politica locale all'istituzione che non l'ha fermata rifiutandosi di commettere - questa sì - un'illegalità. E il conto lo manda grazie al suo ministro degli Interni, il leghista Roberto Maroni.
Questo è il biglietto di azione di governo con cui la Lega si presenta al Veneto che governerà per i prossimi 5 anni.
Un biglietto grave, una prova che nel Dna della Lega la legalità si ferma davanti alla ragione politica. Il peggio del peggio immaginabile a pochi mesi dalle elezioni.
Un peggio del peggio cui lui, l'uomo delle istituzioni vere, il prefetto Lepri Gallerano da soli 4 mesi a Venezia, ha risposto come ogni uomo delle istituzioni: "Sono rammaricato", si è lasciato sfuggire prima dell'incontro per il salvataggio della chimica a Porto Marghera. Poi si è rimesso al lavoro per il bene dello Stato.
Quel bene collettivo che il ministro Maroni mette in secondo piano rispetto al bene del suo partito.

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