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Articolo 21 - Editoriali
Dell'Utri e Cinà, due Siciliani a Milano
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di Lancillotto

"Diciamolo subito, a scanso di equivoci, il processo al senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, non e' stato un processo politico". E' questo quello che avevano  detto all'inizio della loro requisitoria, i pubblici ministeri di Palermo, Antonio Ingroia e Nico Gozzo, davanti ai giudici della seconda sezione del tribunale di Palermo. "E non  e' stato neppure  un processo a Berlusconi- hanno aggiunto- Anzi, Silvio Berlusconi, ha sostenuto  l' accusa, sarebbe stata  vittima dei boss mafiosi.  I magistrati ricordano  le minacce e le intimidazioni subite  dalle imprese che fanno capo al suo gruppo: dai tentativi di sequestro di persona, agli attentati alla Standa a Catania negli anni Novanta.  Mentre Dell' Utri, secondo l'accusa, sarebbe l'ambasciatore di Cosa Nostra nel piu' importante gruppo imprenditoriale del nostro Paese. Dell' Utri avrebbe contrattato con i boss, e con loro sarebbe stato in contatto fin dagli anni Sessanta.

Questo  lungo processo durato sei anni , durante il quale si sono consumate  256 udienze,  ascoltati 270 testi (di cui 40 collaboratori di giustizia), letti migliaia di atti, presentate  fotografie, centinaia di intercettazioni ambientali, telefoniche , tutto  frutto di dieci anni di indagini cominciate con le dichiarazioi nel febbraio del 1993 del boss Salvatore Cancemi,  e'  la storia di "due siciliani"  a Milano: quella  imprenditoriale di Dell' Utri  che negli anni Settanta  viene assunto da Silvio Berlusconi,  e quella di Gaetano Cina', piccolo commerciante palermitano con importanti collegamenti  in Cosa Nostra. Proprio nel retrobottega del suo negozio sportivo di Palermo sarebbero avvenuti presunti incontri tra Dell'Utri  e uomini d'onore.  Cina',  sarebbe anche l'esattore che si reca a Milano per raccogliere la tassa o regalia, che si voglia,  che la Fininvest concede fino agli anni 90  ai Boss e che e' documentata  nei libri contabili di  Cosa Nostra. 

Dell'Utri  divide con Cina' la passione calcistica", ma anche Vittorio Mangano, l'ex stalliere di Arcore,  gia' implicato negli anni Settanta per questioni di mafia, il finanziere Filippo Alberto Rapisarda, i boss mafiosi Stefano Bontade e Mimmo Teresi, e Francesco Di Carlo, che poi sarebbe diventato collaboratore di giustizia. 

Proprio Di Carlo, l'ex boss di Altofonte,   racconta di un  presunto incontro avvenuto  nel '74,  presso la sede della  Edilnord di Foro Bonaparte di Milano  tra i boss, il presidente Berlusconi e  Dell'Utri.

Di Carlo fa una descrizione dettagliata  degli uffici nei quali  Berlusconi,  preoccupato per la sua famiglia,  chiese  garanzie  ai 'mammasantissima' di Cosa Nostra a Milano.  E Bontade , sempre secondo il racconto di  Di Carlo,  disse a Berlusconi di stare  tranquillo. E' proprio per questo  gli sarebbe stato messo accanto Vittorio Mangano nella sua villa di Arcore, l'uomo d'onore  poi condannato all'ergastolo per vari reati. Nelle dichiarazioni  rese da Berlusconi nel  giugno  dell'  87 agli investigatori milanesi  che indagavano su  Mangano,  il Presidente del Consiglio disse che aveva bisogno di un fattore, di un uomo fidato e che  Dell' Utri glielo trovo' a Palermo.

Ma proprio nel presunto incontro del 74 negli uffici della Edilnord di Berlusconi,  si sarebbero create , sempre secondo Di Carlo le premesse per un investimento dei soldi della mafia, offerti  dal Boss Bontade,  nelle  holding  da cui e' nata poi la  Fininvest.  Investimenti  confermati anche dal finanziere  FilippoAlberto Rapisarda, anche lui prodigo di amicizie pericolose,  e per un certo periodo amico e datore di lavoro di Dell'Utri , quando questi fu allontanato da  Berlusconi.

Un licenziamento, sul quale si e' fermata l'attenzione della Procura di Palermo.  Perche' Berlusconi , si domandano i magistrati,   aveva detto nel 77 che Dell' Utri non era in grado di dirigere una societa' del suo gruppo,  e poi dopo  l'iscrizione alla loggia P2,  nel 1978,  dove  Berlusconi fa nuovi incontri  e allaccia rapporti con Flavio Carboni, il finanziere legato ad ambienti mafiosi, fa rientrare  nell' 83 Dell' Utri addirittura alla  guida di  Publitalia, la  societa' piu' importante del gruppo"?

E ancora. Perche', si chiedono i magistrati, dopo l'attentato dell'86 alla sede della Edilnord,  Berlusconi chiede conto a Dell'Utri, in una intercettazione telefonica,  di  un eventuale coinvolgimento di Cosa Nostra e di Mangano in particolare?

Poi,  una storia di  presunte estorsioni quali quella raccontata da   Vincenzo Garraffa,  imprenditore,  presidente della  Pallacanestro Trapani, al quale  Dell'Utri, in qualita' di responsabile di Publitalia,  procura lo sponsor  ma  in cambio   chiede  una percentuale del 50 per cento in neroâ?¦. alla quale Garraffa si oppone, ottenendo in cambio  la visita  di  Virga, boss trapanese, che tenta di  convincerlo con le minacce.

Una vita comunque  in continua ascesa  quella di Dell'Utri,  tanto  da ricoprire un ruolo fondametale  anche nella nascita politica di Forza Italia, di cui si occupa a partire dal 1992, anni delle stragi di mafia ,  preoccupato  delle  sorti  di Publitalia, per il  vuoto politico lasciato dalla Dc e da un parlamento colpito dagli avvisi di garanzia di tangentopoli.

L'ultimo pentito ad  accusare  Dell'Utri è stato Antonino Giuffrè, braccio destro di Bernardo Provenzano: "Dell'utri - ha detto l'ex padrino della Cupola - fu protagonista della trattativa politica messa in campo da Cosa nostra dopo le stragi Falcone-Borsellino". Così i boss avrebbero deciso di sostenere elettoralmente Forza Italia.

Una ricostruzione, quella della storia dei " due siciliani a Palermo"  alla quale   Dell'Utri si oppone fortemente : "siamo al travisamento dei  fatti, - ha detto il senatore di Forza Italia -  i magistrati stanno raccontando il film di un altro processo, occultando anche brani di verita' solo perche' non combaciano perfettamente con la loro accusa". 

Le prove  invece ,  dicono i magistrati antimafia di Palermo,   sono costituite dalle dichiarazioni di  una 30ina di pentiti; dall'esame del traffico telefonico del parlamentare che testimonierebbe continui contatti con uomini d'onore; dal contenuto delle sue agende  dove sono riportati appuntamenti con Pino Mandalari, massone  e commercialista di Toto Riina, il quale viene intercettato mentre si impegna durante la campagna elettorale di Forza Italia.

Ma i magistrati parlano anche di un'occasione mancata:  quando il Presidente del Consiglio,  Silvio Berlusconi,  chiamato a testimoniare , avvalendosi delle sue facolta', in qualita di indagato di reato connesso ( che e' stato archiviato) ha  deciso, avvalendosi di un suo diritto, di non rispondere sui  rapporti con Dell'Utri,  su quell'incontro del '74 con i boss di Cosa Nostra, sull'assunzione e sul licenziamento di Vittorio Mangano,  sui  buchi neri  dei bilanci delle Holding della Fininvest. E un 'no comment ' e ' arrivato anche oggi dal premier,  dopo la sentenza.  Se Berlusconi avesse parlato, dicono i magistrati,  sarebbe stato  forse il principale teste d'accusa di Dell'Utri in un processo che potrebbe riscrivere la storia degli ultimi dieci anni del nostro Paese.  

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