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Articolo 21 - Editoriali
Berlusconi e Almunia, duello tra culture incompatibili
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di Marco Calamai

Il bellicoso cavaliere ha dunque sfidato lâ??austero commissario europeo alla economia. Anzi: Berlusconi, lo ha detto proprio lui, è in guerra con lâ??Europa. Vuole cambiare il Patto di stabilità, la causa di tutti i mali, in particolare della mancata ripresa italiana. Il 3% ( ovvero il limite fissato dallâ??Europa per il rapporto tra deficit e prodotto interno lordo) non sta bene al dinamico capo del governo italiano il quale - in nome di una filosofia contabile tipicamente â??italiotaâ? - vorrebbe scorporare da quel limite â??imposto dallâ??esternoâ? le spese per le infrastrutture tanto volute dal ministro Lunari (altro autorevole esponente del conflitto di interessi), con le quali più voti verrebbero garantiti al leader della destra. Emblematica questa sfida. Conosco Juaquin Almunia, un dirigente socialista spagnolo con un alto senso dello Stato, da molto tempo. Lâ??ho incontrato la prima volta poco dopo la morte di Franco, quanto era il responsabile dellâ??ufficio studi della UGT, il sindacato socialista. Nel 1982 Almunia - un basco serio, intelligente e di poche parole - diventa il più giovane ministro nel governo socialista di Felipe Gonzalez. Resta ministro fino a quando Aznar, dopo 13 anni di governo socialista, vince le elezioni. Quando Felipe lascia la carica di segretario, Almunia viene eletto al suo posto, con un sistema di voto che coinvolge tutti gli iscritti al Psoe. Incarico che passa a Zapatero quando diviene evidente che i socialisti hanno bisogno di un ricambio generazionale dei gruppo dirigente, e quindi di un leader più giovane (venti anni meno di Almunia) e capace di suscitare nuovo entusiasmo nella società civile e soprattutto di conquistare i tanti elettori di sinistra astensionisti. Da pochi mesi, Almunia è membro autorevole  e stimato della Commissione, al posto di Solbes ( anche lui socialista ), ora ministro dellâ??economia del governo Zapatero. In questa veste Almunia, con parole pacate ma chiarissime, ha seccamente smentito quanto ha detto Berlusconi e cioè che in Europa si starebbero finalmente creando le condizioni per superare i rigidi vincoli alla spesa pubblica. Dimenticando, tra lâ??altro, che lâ??Italia, con un debito pubblico tra i più alti dâ??Europa ( il 106% del pil ) è già fuori dal Patto di stabilità, che prevede un rapporto tra debito e pil inferiore al 60%. Ma il cavaliere non si è scomposto e ha â??spiegatoâ? ad Almunia di aver già risolto questa questione con altri autorevoli capi di Stato europei. Che è come dire â?? lei non sa chi sono ioâ?. Una ennesima manifestazione di quel misto di populismo arrogante e di insofferenza verso i â??lacci e laccioli â?? di ogni genere che ormai fa parte integrante di un paese che, grazie soprattutto a Berlusconi, assomiglia sempre allâ??Argentina (quella del peronismo, non quella che oggi cerca faticosamente di uscire dalla crisi) europea e regredisce rispetto ad altri paesi europei come la Spagna, che al contrario va avanti in tutti i campi proprio grazie al lavoro di un ceto politico capace e responsabile di cui Almunia è una delle migliori espressioni. Un paese, lâ??Italia, che sta paurosamente perdendo posizioni nello scenario della competizione globale proprio a causa di un governo che appare latitante di fronte alla grave crisi del sistema produttivo italiano. Ma non è certo questa la preoccupazione che anima il cavaliere, spinto soltanto dalla volontà di apparire di fronte ai â??telecittadiniâ? come il leader che non teme nulla e nessuno. Tanto, in questo sistema informativo  ben controllato dal regime mediatico di Berlusconi, ogni nuova bugia, o spacconata, si sovrappone a quella precedente. E il cavaliere resta sempre al centro della â??telescenaâ?. Fino a quando? E a quali prezzi?     

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