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Articolo 21 - Editoriali
A proposito dei referendum sulla procreazione assistita - I confini dell'etica non si barattano
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di Giuseppe Anzani*

da Famiglia Cristiana

Il referendum con il quale i radicali volevano cancellare totalmente la legge sulla procreazione assistita è stato bocciato dalla Corte costituzionale.
La ragione è evidente: senza regole, si tornerebbe al far west, in un campo dove è in gioco la vita umana nascente, la sua dignità, i suoi diritti elementari; si tornerebbe alla provetta selvaggia, alle madri-nonne e agli uteri in affitto, alla possibilità di clonare embrioni come fossero pecore Dolly.
Ci sono limiti etici, ci sono limiti giuridici che non si possono sopprimere senza diventare disumani. Questa è una prima lezione.
A seguire, i princìpi etici restano identicamente il discrimine di fondo per valutare anche i quattro referendum "minori" affidati alla decisione dei cittadini. Essi investono solo alcune parti della legge, ma non per questo sono poco importanti: uno di essi vorrebbe poter usare gli embrioni, anche clonandoli e poi "uccidendoli", per prendere le cellule staminali e farci sopra le sperimentazioni; un altro vorrebbe poterne fabbricare senza limite di numero, e congelare e selezionare; il terzo caccerebbe fuori l??embrione dal novero dei soggetti umani che meritano protezione giuridica; il quarto darebbe licenza di mettere al mondo un "figlio d??altri" (fecondazione eterologa) e di tenerselo.
Dite se è poco.
Fra il sì e il no passa ancora una frontiera di civiltà. Di fronte ai tentativi di annacquare la verità, di dissimularla dietro gli slogan che insultano la legge senza riportarne il contenuto, un rimedio c??è: è sufficiente prendere il testo scritto, cancellare con un pennarello le parole che i referendum vorrebbero cancellare, e vedere cosa cambia, cosa passa dal giorno alla notte.
Sostengono alcuni che difendere quelle norme è una posizione cattolica, abolirle è invece una posizione laica. ? falso.
Ci sono, infatti, mille ragioni squisitamente laiche per confermare quelle difese irrinunciabili alla dignità della vita, per rifiutare la clonazione di esseri umani, per non trattare i figli "fabbricati" come cose che si usano e si gettano, per non cancellare i diritti degli esseri umani viventi.
Nell??orizzonte della laicità dello Stato, che ha il compito di regolare secondo giustizia le libertà reciproche e di proteggere i reciproci diritti minacciati dall??arbitrio altrui, le pratiche che oltraggiano la vita urtano i fondamenti giuridici stessi sui quali la società stessa consiste. Altro che legge cattolica; per i cattolici è già un errore la provetta in sé stessa, e se una difesa questa legge richiede è per la ragione che essa limita, almeno, talune gravi aberrazioni. Questa linea di resistenza è stata chiaramente espressa dalla Conferenza episcopale italiana per voce del suo presidente, il cardinale Camillo Ruini.
Si può aggiungere che nel momento in cui i cittadini, cattolici o no, sono chiamati a decidere che cosa è giusto e che cosa è ingiusto nelle regole che si danno, viene comunque chiamata in causa anche la coscienza etica, per tutti. Schivare l??incrocio, rimaneggiare la legge in Parlamento, assecondando i quesiti quanto basta per placarli senza andare al voto, è impraticabile.
Il Parlamento ci ha lavorato per sette anni, fino all??estenuazione, e l??ultimo voto di approvazione, traversando gli schieramenti partitici, ha sfiorato i due terzi del consenso. Proporgli di sconfessarsi il giorno dopo è fuori coerenza.
E d??altra parte, le norme di cui si discute per il sì e per il no non sono come il prezzo dei tappeti o dei lampadari: sono confini etici sui quali non si baratta.
Voti dunque il popolo, o meglio, decida. Perché si può decidere anche rifiutando il voto (dal 1997 in poi, nei referendum non è mai stato raggiunto il quorum), mandando a monte il tentativo d??altri di cancellare ciò che si ritiene giusto mantenere.

*magistrato

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